(AGI) – Siracusa, 5 nov. – Le nuove forme di schiavitu’, soprattutto quella legata alla prostituzione, sono un fenomeno che in Italia si allarga a macchia d’olio in Italia, una vera e propria forma di emergenza. Un dato su tutti: 45mila donne in 5 anni hanno denunciato la loro condizione di schiavitu’ al numero verde (800 290 290) voluto dal governo, al quale nello stesso periodo sono arrivate complessivamente 486mila telefonate.
Un giro d’affari miliardario tutto gestito dalle mafie albanese, nigeriana e dei Paesi dell’Est. La denuncia parte dal ministero per le Pari opportunita’, che ha tenuto a Siracusa un convegno che forse per la prima volta offre un quadro organico del fenomeno. “Di fronte a questa realta’ che e’ si’ criminale ma anche configura una clamorosa violazione nel nostro Paese dei principali diritti umani – ha detto il ministro Stefania Prestigiacomo introducendo i lavori – il governo dal suo insediamento, nel 2001, ha deciso di adottare una strategia di contrasto forte e di intensificazione dell’intervento di assistenza alle vittime”.
Repressione e interventi sociali e’ il terreno sul quale il governo ha deciso di combattere le nuove forme di schiavitu’, sfruttando l’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione e la legge 228 del 2003, che ha ridefinito il fenomeno e ha previsto pene piu’ pesanti, anche oltre i 20 anni di reclusione. Nella rete del racket non finiscono solo donne poi destinate alla strada o a lavori umili, ma anche bambini utilizzati per l’accattonaggio oppure destinati all’aberrante pratica del commercio di organi. In cinque anni, oltre 5.000 donne sono state sottratte ad un destino di sopraffazione e violenza; 371 i progetti finanziati dal ministero per le Pari opportunita’ per oltre 30 milioni di euro spesi.
Le nuove schiavitu’ sono un fenomeno relativamente recente, esploso negli ultimi 10-15 anni con il crescere dei flussi migratori. Un recente studio della “Fides” ha calcolato che nel 2004 sono arrivate in Europa dall’estero, per lo piu’ attraverso l’Italia, fra le 18 e le 25 mila ragazze, molte delle quali minorenni, nella stragrande maggioranza destinate al mercato della prostituzione. “Una vera e propria piaga della societa’ contemporanea – ha aggiunto Prestigiacomo – alimentata dalle grandi disparita’ esistenti fra paesi ricchi e paesi poveri, dalla nuova grande emigrazione esistente fra il Sud ed il Nord del mondo, dalla condizione subalterna della donna in vaste aree del pianeta”.
Nell’azione del governo, e’ stato detto nel corso dei lavori, grande importanza viene data all’aspetto degli interventi sociali e ai programmi di assistenza delle vittime del racket. L’articolo 18 ha consentito alle associazioni del volontariato che attuano i progetti in tutta Italia di contattare, sottrarre alla schiavitu’ e avviare al lavoro migliaia di donne che decidono di non ritornare nei Paesi di origine e di godere per permessi di soggiorno a fini umanitari. “Una strategia – ha commentato Pretigiacomo – che ha fatto diventare l’Italia modello in questo settore”.
Sul fronte della repressione, grande risalto viene data alla confisca dei beni delle organizzazioni criminali che sfruttano la schiavitu’. Nelle scorse settimane il Consiglio dei ministri ha approvato il regolamento che definisce lo speciale programma di assistenza per le vittime dei reati di riduzione in servitu’ e schiavitu’ e tratta di persone. Tra le misure previste c’e’ anche quella di sfruttare i beni sottratti alle mafie che agiscono nel settore per i primi interventi sociali, specie nei casi di ritardi o di mancata concessione dei permessi di soggiorno.

Categorizzato in: