non prendiamoci in giro

Anche quest’anno puntuale arriva la festa della donna, che negli anni ha perso tutto il suo significato. E’ diventata la festa dell’ipocrisia. Ma perché festeggiare le donne, che cosa non hanno fatto per meritarsi tanta festa?
E poi le donne dovrebbero essere prese in considerazione nei ruoli che ricoprono e non considerate sempre delle cenerentole invisibili, da ammansire con uno zuccherino (leggi mimosa una volta all’anno).
Dieci anni fa a Pechino la conferenza mondiale dell’Onu sulle donne fotografò una situazione drammatica. Pensare che ai nostri giorni il 50% del genere umano (cioè la parte femminile) venga sfruttata, emarginata, sottomessa dall’altra metà del genere umano, di sesso maschile che riserva per sé il potere e le risorse, è francamente inaccettabile. Se fossero applicati i due grandi principi enunciati a Pechino 95, cioè il gender main streaming e il mainpowerment il mondo forse andrebbe in modo diverso. Ma di che cosa dovevano tener conto gli Stati? Dovevano attuare politiche di sviluppo che tenessero in considerazione le donne e le differenze di genere, oltre alla necessità che vi fossero donne in tutte le sedi decisionali.
Il bilancio su che cosa non è stato fatto e sulla regressione dei diritti delle donne verrà espresso durante la prossima conferenza mondiale Onu in programma a New York .
In Italia le donne possono stare tranquille: occupazione femminile sotto il 9% rispetto alle medie europee, precarizzazione del lavoro con effetti sull’autonomia, sulla natalità, rappresentanza politica quasi inesistente. Si è fatto poco per la salute della donna e addirittura ora abbiamo una legge che la mette addirittura in pericolo. Inoltre c’è la legge Bossi-Fini che produce il fenomeno delle colf e badanti clandestine, donne prive di diritti e tutele. C’é molto da festeggiare, non vi pare?
Aboliamo dunque questa festa ridicola, consumistica e che funziona da “lavaggio di coscienza” per gli uomini, pronti poi durante tutto l’anno a dimenticarsi dei nostri diritti.

Jenny Barbieri Lolli

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