(di Luciano Causa)

(ANSA) – NAIROBI, 6 MAR – Ellen Johson-Sirieaf, la lady di ferro liberiana, che il popolo ha eletto presidente (la prima donna per l’Africa) nel 2006. Wangari Mathai, straordinaria combattente per l’ambiente e per il rispetto della condizione femminile, keniana, Nobel per la Pace nel 2004. Nadine Gordimer, sudafricana (bianca, questo cambia un po’ il quadro, comunque africana), Nobel per la letteratura nel 1991. E tantissime altre: ministri, giudici dei piu’ alti livelli, scienziati ed artisti di fama e valore internazionale: ma sono picchi, rarissime cattedrali in un deserto streminato di orrore. Perche’ puro orrore e’ ancora oggi la condizione della stragrande maggioranza delle donne africane. Almeno una su tre delle quali, e sono dati ufficiali -quanto prudenti- di fonte Onu, ha subito violenza: picchiata, sessualmente stuprata o subendo altri abusi: quasi sempre, peraltro, nell’ambito familiare. Ma si tratta di striminzite punte di giganteschi iceberg: in centinaia, su scala continentale sono violentate ogni minuto, spesso giovanissime. Talvolta, ed e’ sempre piu’ frequente, a soli un paio d’anni, se non prima. Nell’Africa Orientale e Subsahariana si e’ diffusa, infatti, una leggenda metropolitana, quanto mai tragica, secondo cui deflorando una vergine si puo’ guarire dall’Aids. E, restando all’Aids, le donne sono di gran lunga le piu’ colpite da questo male che concentra in Africa (soprattutto quella subsabariana) il 65 per cento dei sieropositivi e dei malati dell’intero mondo, ed il 75% dei morti, con ritmi che non accennano a diminuire. Stando a dati dell’Unaids (l”organismo Onu che si occupa appunto di Aids) il 59 per cento delle persone infettate sono donne. Nel Sudafrica (ma e’ un valore che puo’ essere giudicato attendibile per tutta la regione, con alcune situazioni anche piu’ drammatiche come in Swaziland, Malawi e Botswana) le fanciulle tra i 15 ed i 24 anni rischiano quattro volte in piu’ dei loro coetanei di contrarre il virus dell’Hcv. Tralasciando i decessi dovuti a incidenti o altre cause violente, sempre in Sudafrica il tasso di mortalita’ per le donne tra i 25 ed i 34 anni si e’ moltiplicato, tra il ’97 ed il 2004, per cinque: piu’ del doppio di quanto avvenuto nello stesso periodo per gli uomini tra i 30 ed i 44 anni. Emarginazione totale, poi, anche per la scolarizzazione. Soprattutto nelle campagne, le ragazze non vanno a scuola; se qualcuno ci va, sono i loro fratelli. E questo parlando di scuole primarie (che in alcuni paesi, come il Kenya, sono gratuite); per le secondarie, poi, lo jato si fa gigantesco. Ancora, la piaga dei matrimoni non solo combinati, tutto sommato e’ il meno, ma infantili. Fanciulle date spose a 11-12 anni, magari a signori anziani quanto ricchi che pagheranno alla famiglia della povera bimba una cospicua dote, due o tre sacchi di mais, qualche capra, in casi eccezionali anche un paio di vacche… . La poligamia poi e’ considerata del tutto normale, spesso anche nelle classi colte metropolitane. Ma l’elenco della tragedia e’ sconfinato. La mutilazione genitale femminile, ad esempio, che in alcuni paesi africani (soprattutto quelli a maggioranza musulmana) e’ intorno al 90 per cento; in Yemen, poi, per tradizione si pratica entro i primi dieci giorni di vita alle neonate; anche se i clan piu’ ‘liberal’ consentono di allungare tale periodo fino a tre settimane. Ma basta un giro nelle campagne di qualunque Paese per vedere nugoli di donne e bambine che, in fila, si fanno chilometri e chilometri con in testa pesantissime taniche di plastica piene d’acqua: raccoglierla e portarla al villaggio e’ loro precipuo compito -tra gli altri, innumerevoli- . Ovvero un giro non negli slums (veri e propri gironi infermali), ma a centro citta’ a qualunque ora per vedere centinaia di povere ragazze, anche giovanissime, che aspettano. La polizia, normalmente, tollera: in cambio di servizi e soldi. Certo, anche in Africa arrivano sempre piu’ spesso leggi illuminate; ma, purtroppo, la sensazione e’ che, almeno per ora, smuovano di poco o nulla la condizione femminile.

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