Milano, 20 ott. (Apcom) – Sono colti, benestanti, liberi professionisti, lavoratori autonomi o imprenditori; hanno tipicamente tra i 35 e i 44 anni e più di un terzo di loro risiede nel nord-ovest. Ma soprattutto, sono di sesso maschile: solo 3,6 donne su cento investe in Borsa via Internet. E’ questa la figura tipo del trader on line italiano, cioè di chi compra e vende attraverso il proprio personal computer azioni, obbligazioni e gli altri prodotti disponibili sul mercato, illustrata dal Secondo rapporto sul mercato italiano presentato oggi alla Borsa italiana al Trading Online Expo, che si svolge il 21 e 22 ottobre a Palazzo Mezzanotte, a Milano. Maschi, quindi. Maschi, dunque, attratti dalla prospettiva di guadagnare più dell’indice di riferimento a colpi di click ma che, dati alla mano, per oltre il 50 per cento falliscono l’obiettivo.
Secondo lo studio, di cui una parte è dedicata alla psicologia e al comportamento dei trader, oltre la metà dei trader non ha battuto come guadagni negli ultimi dodici mesi la classe di performance del Mibtel, che la ricerca fissa tra in un intervallo tra il +15 e il +30 per cento. In particolare, il 17,6 per cento dei trader più assidui ha superato un guadagno del 30 per cento, percentuale scende al tre-quattro per cento per i trader saltuari. Tutti gli altri sono in linea con l’apprezzamento del Mibtel, hanno realizzato guadagni minori o addirittura hanno perso denaro. Il 3,9 per cento dei trader assidui, che hanno una maggiore propensione al rischio, ha perso più del 15 per cento del proprio capitale, pur in condizioni di mercato favorevole.
Le autrici della ricerca, Alessandra Franzosi di Borsa Italiana e Barbara Alemanni dell’Università Bocconi, hanno distinto due tipologie di trader: il “Day and Heavy trader”, cioè chi opera on line almeno una volta ogni quindici giorni e i “Tol”, ovvero tutti gli altri. Secondo le stime 2005 dello studio, condotto da Borsa Italiana in collaborazione con Gfk Eurisko, i conti di e-trading aperti (cioè i conti correnti online con un conto titoli) sono 3,7 milioni, di cui il 14 per cento, pari a circa 520.000, è attivo, cioè conalmeno una negoziazione. La stima dei trader non saltuari, comunque, varia tra le 100 e le 150.000 persone. In media, operano da 5 anni.
Lo studio, che si basa su un campione di 203 interviste telefoniche effettuate nel luglio scorso, rileva che il 92,6 per cento degli intervistati deteneva al momento del contatto azioni: il 91,6 per cento azioni quotate nella Borsa italiana, il 32,6 per cento azioni quotate su borse estere, il 59,6 per cento conti correnti e depositi con finalità di investimento, il 57,6 per cento polizze o fondi pensione, il 52.2 per cento fondi azionari, il 40,4 titoli obbligazionari, il 26,6 titoli di Stato. Solo il 28,6 per cento aveva in portafoglio strumenti derivati, come covered warrant, futures e opzioni. La quota dei detentori di Etf, gli Exchanged traded fund (fondi che replicano perfettamente l’indice di riferimento con bassi costi di commissione/ndr), in netta crescita rispetto alla prima rilevazione di due anni fa, è del 26,1 per cento.

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