Roma, 7 mar. (Adnkronos) – ”Le donne e le bambine pagano il prezzo più alto nei conflitti, tanto come bersagli diretti quanto come danni collaterali”. E’ quanto denuncia Amnesty International che in occasione dell’8 marzo e nell’ambito della sua campagna mondiale ”Mai più violenza sulle donne”, lancia un nuovo appello all’opinione pubblica e alle istituzioni italiane perché ”favoriscano un’azione globale per porre fine alla violenza e denunciare il fallimento dei governi nel contrastarla”. Una serie di iniziative si svolgeranno in tutta Italia: a Roma, insieme al Comune di Roma, Casa internazionale delle donne e Altraroma, verrà lanciato di un progetto di educazione ai diritti umani che coinvolgerà le scuole della capitale e una sfilata in Campidoglio di trenta caftani, che verranno messi all’asta a favore di Amnesty International. A Milano, insieme alla Provincia di Milano e all’Agesci, ci sarà un convegno dal titolo ”Bosnia, la guerra non finita, la violenza sulle donne”, nel corso del quale verrà presentato il libro di Amnesty International ”Donne. Il coraggio di spezzare il silenzio” edito da Rizzoli 2005 e curato da Gina Gatti.
”In Colombia, Iraq, Sudan, Cecenia, Nepal, Afghanistan e in un’altra trentina di paesi che vivono situazioni di conflitto, -sostiene Amnesty- gli abusi nei confronti delle donne si ripetono senza fine”. ”E’ una violenza che non si scatena casualmente ma viene ordinata, tollerata e perdonata e continua perché chi la commette riesce sempre a farla franca” – ha dichiarato Cecilia Nava, vicepresidente della Sezione Italiana di Amnesty International. ”La lotta per garantire sicurezza e diritti umani alle donne è oggi pregiudicata dalla crescente militarizzazione e dall’introduzione delle nuove politiche di sicurezza per combattere il terrorismo globale’ – ha affermato Nava. ”Nonostante il devastante impatto dei conflitti sulle donne, esse sono escluse dai tavoli negoziali di pace”, conclude.

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