di Antonia Chimenti

E’ interessante notare come, per lo meno a parole, la politica desideri affrancarsi dal suo arido tecnicismo e aspiri ad avere un’anima e un cuore.
Un’occasione per constatarlo è stata fornita recentemente dal Presidente degli Stati Uniti, George W.Bush.
G.W.Bush, durante la sua recente visita a Bruxelles, nel mese di marzo di quest’anno, ha citato una frase tratta da “La Caduta”, il misterioso monologo drammatico dello scrittore algerino e premio Nobel, Albert Camus; “La libertà è una gara di sci di fondo”. Questa citazione ha provocato la reazione di un grande studioso americano e, di rimbalzo, quella dei “fans” dell’autore de “La Peste”. Una lettura istintiva dell’episodio indurrebbe a sorridere di questo inedito accostamento fra il “Presidente della guerra” e l’autore della “Lettera a un amico tedesco” e dell'”Appello alla tregua civile”.
Un’osservazione meno superficiale induce invece a formulare una domanda molto seria sulla parola “libertà” e sul suo significato.
Quando si pensa alla libertà la si associa all’idea di una vita nella piena autonomia, nell’indipendenza e nella pace e si contrappone il concetto di libertà a quello negativo di schiavitù.
Tuttavia, trattandosi anche di un valore e non solo di una condizione di vita, la nostra visione dovrebbe essere di più ampio raggio e includere un’accezione più dinamica del termine. Questo permetterebbe di esercitare questo “diritto” in una maniera più evoluta.
Infatti, quand’anche si siano superate le barriere politiche, economiche, sociali che impediscono il pieno esercizio della libertà per tutti, resta sempre aperto il campo per una sua utilizzazione passiva, secondo criteri di uniformità di pensiero e di comportamento, improntati a schemi di avvilente mediocrità.
Questo è il rischio che si corre oggi.

ALBERT CAMUS
Nato a Orano (Algeria) nel 1913, morto in Francia in un incidente automobilistico nel 1960, ricevette il Premio Nobel nel 1957.
Militò nel partito comunista e nella Resistenza; si prodigò per la pace in Algeria, fu testimone attento e coscienzioso dei problemi sociali della sua terra d’origine.
La sua opera fu caratterizzata da un costante impegno per la salvaguardia della pace e dei valori umani.
E` comunemente associato all’Esistenzialismo, in realtà le sue opere traggono ispirazione dai grandi del pensiero e della letteratura: Dostoevskij, Unamuno, Nietzsche, Pascal, S.Agostino e altri.
Le opere più note
Romanzi: Lo Straniero (1941), La Peste (1947), La Caduta (1958), Il primo uomo (postumo)
Drammi: Lo stato d’assedio (1948), I Giusti (1958)
Saggi: Il mito di Sisifo (1942), L’uomo in rivolta (1951)

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