Un libro reportage di Flavia Piccinni racconta cosa accade nel mondo delle baby miss, denunciando rischi di sfruttamento e strumentalizzazione. Scattano due interrogazioni parlamentari

Una giovane partecipante a un concorso di bellezza americano
Di Alessandra di Pietro
«Mi sento che gli altri mi guardano e un po’ mi invidiano. E questo mi piace», dice Elisa, 6 anni, baby modella mentre attende di essere fotografata sul set. «Da grande voglio essere magra e fare la fidanzata», aggiunge Martina, 7 anni, sua mini collega, poco prima di salire in passerella. «Per un giorno di posa Emma prende anche 150 euro netti, non è poco, e poi si diverte», afferma la mamma di una baby modella. Il nonno di una piccola miss, veterano dei casting, racconta le follie della figlia con la nipote adesso un po’ cresciuta: «Ogni settimana la portava dall’estetista con lei. Questa bambina a sette anni aveva già le mani e i piedi pitturati, i capelli più chiari, e non le dico cosa ci voleva la mattina per portarla a scuola. Ci metteva un’ora, davanti all’armadio, per decidere cosa infilarsi». Queste bambine poi di giorni di scuola ne perdono tantissimi anche se per legge, dai 6 ai 15 anni, il «periodo di tempo impiegato nella frequenza della scuola e le ore lavorative non deve superare complessivamente le 7 ore giornaliere e le 35 ore settimanali.». Se sei sull’onda del successo, però, nessuno rispetta questo limite.
Sono voci e testimonianze tratte da “Bellissime. Baby miss, giovani modelli e aspiranti lolite” (Fandango libri), un reportage di Flavia Piccinni sul mondo degli spot, dei concorsi di bellezza e delle passerelle per bambine e bambine. Il libro racconta un universo che genitori, agenzie di casting, case di moda e agenzie pubblicitarie definiscono un gioco, ma di fatto è un business e un mestiere, un vero e proprio lavoro minorile, spesso sottopagato: «L’offerta di minori è tantissima, la domanda molto meno», ci dice l’autrice. “Bellissime” non è soltanto narrazione dei backstage e interviste ai protagonisti.
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