da Aprile On-line

Peccato. Non ci sono state reazioni da parte delle donne dei Ds alla notizia che nella Carta dei valori dell’Unione sia scomparso ogni riferimento alla legge 194 (quella che regolamenta le interruzioni di gravidanza) e al divorzio. Come hanno riferito alcuni quotidiani, nel corso del vertice del centrosinistra che doveva dare via libera al documento, su pressione dell’Udeur di Clemente Mastella (e su tacito assenso degli esponenti della Margherita e dello stesso Romano Prodi, senza l’opposizione di Ds, Rifondazione, Verdi e Pdci) i riferimenti ai due argomenti sono scomparsi, così come sono stati addolciti i riferimenti alla laicità dello Stato (ultimo punto della Carta dei valori).
“aprileonline” ha pubblicato ieri un articolo di Gloria Buffo, deputata Ds, con l’intento di aprire una discussione di merito. Ma nel corso di tutta la giornata di mercoledì non ci sono state reazioni. Abbiamo provato, da bravi cronisti, a telefonare anche al Dipartimento donne dei Ds, chiedendo se la responsabile Barbara Pollastrini avesse diffuso una nota a riguardo. Ci è stato risposto di no. Peccato. Sarebbe stata utile ascoltare la posizione ufficiale delle donne Ds su questo episodio.
Se si scorrono poi i quotidiani della sinistra, c’è da annotare che “il manifesto” e “Liberazione” (quest’ultimo ieri, con un editoriale di Ritanna Armeni) hanno dato ampiamente conto dell’accaduto. Non ha fatto lo stesso “l’Unità”. Peccato. Anzi, proprio ieri c’era qualcosa che strideva nello sfoglio del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. A pagina 25 si pubblicava il testo integrale della Carta dei valori dell’Unione (cosa che avevamo fatto pure noi di “aprileonline”), a pagina 9 c’era un servizio sulla conferenza stampa che lo aveva reso pubblico e a pagina 5 c’era una bella pagina pubblicitaria a cura dei Ds sul Pacs (Patto civile di solidarietà, cioè identità giuridica, diritti fiscali, sanitari, di lavoro e previdenziali a tutte le coppie che hanno scelto di stare insieme). In quella pagina si poteva leggere: “Carla e Gina condividono casa e sentimenti. Oggi vorrebbero condividere dei diritti”. Segnaliamo quella pagina perché, sapendo con quanta prudenza i Ds affrontano i temi della laicità, dei diritti e dell’omosessualità, ci è sembrata un modo efficace di iniziare a parlare di una questione su cui l’intera Unione potrebbe fare fronte comune (ci viene detto a ogni piè spinto che non siamo nella Spagna di Zapatero ma nell’Italia della “questione vaticana” e che ci dobbiamo accontentare).
Quindi, fa ancora più sensazione non aver letto una riga sull’episodio dello stralcio relativo all’aborto e al divorzio dalla Carta dei valori dell’Unione. Possibile che le diessine, o le redattrici de “l’Unità”, non abbiano niente da dire sulle questioni che riguardano l’autodeterminazione della donna?
Qualcuno sussurra che quello stralcio non è poi da condannare, dal momento che insistere su quegli argomenti – lo dimostrerebbe l’esito negativo del recente referendum sulla fecondazione assistita – significa condannare il centrosinistra al minoritarismo, essendo la società italiana (come pensa da tempo il presidente dei Ds, D’Alema) moderata e finanche un po’ reazionaria (tutti dicono che se il centrosinistra seguisse Zapatero perderebbe di sicuro le elezioni). Quindi, è la conclusione, sarebbe meglio lasciare sullo sfondo i temi della laicità, senza farne cavallo di battaglia dell’Unione.
Peccato anche su questo. Il dibattito sul risultato referendario non è stato neppure aperto, mentre il fatto che a votare si sia recato solo il 25 per cento degli italiani meritava almeno una riflessione. Come meritava una discussione l’adozione dello strumento referendario su un tema così complesso (in ogni caso, va però segnalata come un merito la positiva mobilitazione dei Ds, a iniziare dal segretario Piero Fassino).
A volte, il silenzio diventa assordante e fa più rumore del chiasso. Il silenzio della quasi totalità delle donne diessine sullo stralcio relativo ad aborto e divorzio dalla Carta dei valori dell’Unione appartiene a quella casistica. C’è tempo, però, per interromperlo.

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