Grande successo alla Sala Ouverture a Roma

Manifestazione all’insegna delle donne quella dal titolo “La donna italiana: dalla parità al rilancio dell’eterosessualità nelle dinamiche socio-culturali” organizzata da una rete di associazioni che si chiama “Eudonna”. Il convegno si è svolto il 20 marzo alle 18.30 nei locali della sala “Ouverture” in via Tripoli a Roma. Sono intervenute: Grazia Ciboddo, Giovanna Sorbelli, Laura Moschini, Maria Pia Cascarano, Wanda Montanelli e Anna Rossi.
Le donne s’incontrano, si confrontano, discutono e propongono. Alla presenza d’un folto pubblico e di molte rappresentazioni d’associazioni di volontariato, la D.ssa Grazia Ciboddo, coordinatrice re-gionale dell’ONERPO saluta i convenuti, li ringrazia e introduce i lavori. La D.ssa Giovanna Sorbelli, Laureata in Papirologia greca, Presidente dell’Associazione “Eudonna”, parla della nuova fe-derazione di associazioni femminili, e non solo femminili, in cui però la donna svolge un ruolo im-portante e ringrazia le associazioni presenti che sostengono la federazione: Identità e Confronti, So-cietà Libera, di cui è presente il direttore, il Comitato della Civiltà dell’Amore, le Associazioni vici-ne all’Africa quali Convivium Africa e I Bambini nella Foresta, Il Tempo Ritrovato; La città sessua-le di Elvira Banotti, femminista storica; l’ONERPO, Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Ri-spetto delle Pari Opportunità, di cui Wanda Montanelli è un’esponente importante, l’Associazione Musicale Nuovo Mondo, Arte e Moda di Valentina Valè, Koiné di Antonella Pagano; la Presidente dell’Associazione delle donne tibetane, presente in sala, rappresentante delle donne tibetane in Italia, nata in india, figlia di una profuga tibetana, non ha mai visto il Tibet, ecc.
La Sorbelli sottolinea che è la prima occasione di riunione di tante altre che seguiranno ed espone gli obiettivi di “Eudonna” che sono ambiziosi: fungere da transizione dall’azione di parità alla co-struzione di una società eterosessuale, intesa come nuova visione dei rapporti. La Federazione vuole, partendo dal tracciato del femminismo e della parità, dar corpo ad una visione eterosessuale della vita. Il progetto della cultura della differenza e della squadra ha la possibilità di decollare solo se l’organizzazione del lavoro non è più subita dalle donne. “Eudonna” si aspetta che uomini e donne assumano il carico delle rispettive responsabilità e reciprocità finora lasciate all’improvvisazione, sia sul piano famigliare che su quello sociale e politico.
L’avvocato Maria Pia Cascarano, che funge da moderatrice, introduce la prima relatrice, la Prof.ssa Laura Moschini, docente d’Etica Sociale presso l’Università di Roma Tre, D.ssa di ricerca in dottri-ne politiche e questioni femminili, Esperta di pari opportunità il cui ambito di ricerca riguarda gli studi di genere con particolare riferimento alle tematiche etico-politiche ed economiche del pensiero femminista e dei suoi rapporti col pensiero tradizionale e al ruolo degli stereotipi nella condizione femminile. La Dottoressa parla delle politiche di parità, dei limiti delle predette politiche e delle necessarie integrazioni, categoria d’interpretazione storica che consente di analizzare le relazioni tra i sessi e di comprendere come abbiano di fatto costruito dei ruoli sessuali e indicato come conseguenza le attività più adatte agli uomini e alle donne. Partendo da questo punto di vista, il tema di questo convegno è assolutamente attuale perché, se si può affermare che la parità, intesa come parità dei diritti tra uomini e donne, la parità formale sia stata finalmente acquisita, non altrettanto si può dire della parità sostanziale. A forme giuridiche valide non corrispondono forme di una condi-zione femminile altrettanto soddisfacente. Per esempio, avendo conquistato il diritto allo studio, più a lungo richiesto e più a lungo negato, le donne oggi possono studiare tutto, hanno risultati eccellen-ti ma poi a questo diritto conquistato non corrisponde una posizione nella società. Donne così brave e così formate in realtà non trovano lavoro e non raggiungono le posizioni che i titoli di studio e le competenze consentirebbero. Anzi, il salario delle donne è inferiore di più del 20% rispetto a quello degli uomini, contro ogni diritto formalmente e a fatica raggiunto. Un altro esempio è quello del vo-to e così via. Cosa serve allora? Occorre dare maggior rilievo non alle pari opportunità ma alle altre politiche di genere, in un approccio integrato; occorre dare importanza alle politiche che incidono sulla cultura e vanno a smantellare gli stereotipi tradizionali che sono così radicati da sembrare immodificabili perché giudicati naturali. Il problema dello stereotipo è fortemente sentito a livello eu-ropeo: esso limita l’accesso delle donne al mondo del lavoro e la loro mobilità al suo interno. Per la questione del lavoro si può fare molto anche perché le donne servono dove si lavora, dove si prendono le decisioni perché lì si stabiliscono le vite di tutti. Entrare dove si delibera significa cambiare le regole del gioco e gli orari di lavoro. Inoltre, c’è il nodo della maternità: essa esclude le donne volenti o nolenti dallo spazio pubblico poiché è considerata ancora una funzione individuale che riguarda al massimo la sua famiglia. Invece la maternità svolge una fondamentale funzione sociale. I modi ci sono, ma occorre la volontà che ancora manca.
Giovanna Sorbelli sottolinea che in Europa il problema delle pari opportunità delle donne s’inserisce in quello che riguarda le minoranze, per esempio i gay, i disabili, gli extracomunitari ecc. In Europa le donne sono considerate alla stregua delle minoranze ma sono il 53% della popola-zione. L’Onorevole Antonio Tajani, Commissario Europeo ai trasporti, nel frattempo giunto al convegno, interviene rispondendo alla Sorbelli e dichiarando di non essere così pessimista sulla presenza femminile in Europa poiché le donne non sono poi così sottovalutate nella realtà delle istituzioni comunitarie e ricoprono responsabilità importanti. Per quanto riguarda la presenza italiana, nei paesi dell’area mediterranea ci sono meno donne che si dedicano alla politica rispetto alle donne dei paesi dell’Europa Settentrionale perché in quell’area le donne scelgono spesso di stare di più in famiglia. E’ per questo che non partecipano o partecipano di meno o non hanno ruoli in politica che le costringono ad essere impegnate tutto il giorno a tempo pieno. L’Onorevole Tajani afferma, accalorandosi con partecipazione alle tematiche trattate, che non ci sono differenze tra gli uomini e le donne, che è solo una questione di merito e s’impegna ad aiutare le donne in sede europea.
L’intervento successivo, della Prof.ssa Concetta Sinopoli, Ecclesiologa, Dottore in Teologia Morale e Bioetica, Medico, Psicoterapeuta, offre un punto di vista religioso e verte sul contributo cri-stiano alla maturità della donna ma non per riconoscimento perché la donna era già riconosciuta. Il suo intervento s’intitola: la grazia d’essere donna da Maria di Nazareth alla donna di oggi, Maria donna comunitaria. Bisogna distinguere tra dogmatismo e spiritualità. La spiritualità non fa diffe-renze ma anzi riconosce il proprio della donna. Pensiamo a donne come Santa Caterina e Ildegarda di Bigen che hanno fatto scuola agli uomini. Si tratta di ritrovare la comunione dell’origine, dell’origine stessa della donna, la sua originalità e la sua specificità nel regno di Dio. La donna è stata creata per se stessa e non è seconda all’uomo: la maternità ha portato alla salvezza dell’uomo. Maria era una ragazza madre ed è stata una donna controcorrente: occorre riscoprire una chiesa ma-riana, libera, una chiesa in cui il sacerdote serve gli altri e gli altri si servono reciprocamente. Il martirio e il sacrificio di sé appartengono indifferentemente all’uomo e alla donna. Infine, a proposito della maternità di cui si parlava prima, la Sinopoli ricorda che ci sono maternità che non sono solo fisiche, ma spirituali e sociali, maternità di cui le donne devono riprendere le matrici.
La D.ssa Wanda Montanelli, Giornalista, Presidente della Consulta delle donne, dell’ONERPO, Promotrice dei diritti alle pari opportunità delle donne, ha vissuto sulla sua pelle il problema della discriminazione delle donne in quanto ha fatto parte di un partito, l’Italia dei Valori, per il quale ha a lungo militato, definito un club del golf proprio per la scelta fatta di soli uomini. Wanda Montanelli sottolinea che l’emancipazione femminile in politica è difficile da raggiungere: è difficile ottenere la piena cittadinanza femminile non perché le donne siano incapaci ma perché ci sono dei limiti al loro inserimento. Ci si potrebbe domandare provocatoriamente se esiste il talento femminile in politica per esempio poiché l’Italia è mortificata ai posti più bassi. Ma ogni volta che la competizione è libera e con regole chiare, le donne vincono in soprannumero rispetto agli uomini. Chi mette in moto allora questi ostacoli? Le donne vogliono capire e in questo rientra la scelta dello sciopero della fame, la lotta non violenta per i diritti delle donne, che la Montanelli dichiara di non aver fatto da sola, e la citazione in giudizio al presidente di partito ha contravvenuto ai dettami della Costituzione (Antonio Di Pietro). Le donne sono meno corruttibili degli uomini? Le donne sono meno violente degli uomini? Le donne fanno parte o no del bubbone sociale definito “casta”? Esiste una dimensione femminile che esclude la corruzione? Certamente esiste una moralità femminile migliore di quella degli uomini. Allora la proposta è quella di affidarsi alle modalità femminili. E’ necessario far nascere una società nuova, più umana, grazie all’emergere della donna come soggetto della vita pubblica: un tesoro che non ha prezzo se si riesce a conseguirlo.
La Prof.ssa Anna Rossi conclude i lavori del tavolo di concertazione sul tema sopraenunciato af-fermando che, grazie alla lunga militanza politica, la maggior parte delle socie fondatrici ha elaborato uno spirito di squadra, una militanza così forte al punto che oggi questa intesa è travasata in Eudonna, una collettività che deve riappropriarsi dei significati specifici e che intende affrontare i problemi femminili sul piano culturale.
Fausta Genziana Le Piane


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