Roma, 10 ott. – La piu’ terribile tra le punizioni previste dalla giustizia iraniana, la lapidazione, pende sul capo di almeno 14 prigionieri (11 donne e tre uomini). A rivelarlo, nella Giornata mondiale contro la pena capitale, e’ il nuovo rapporto sulla lapidazione diffuso da ‘Nessuno tocchi Caino’, presentato oggi a Roma. Dal 2006 a oggi, in Iran la lapidazione e’ stata praticata almeno una volta all’anno per un totale di almeno 6 esecuzioni (5 uomini e una donna) -si legge nel dossier- l’ultima effettuata il 5 marzo 2009 nei confronti di un condannato per adulterio. Attualmente le persone detenute nelle prigioni iraniane a rischio di lapidazione sono 14, di cui 3 uomini e 11 donne, compresa Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna accusata di adulterio e di complicita’ nell’omicidio del marito al centro di una sempre piu’ crescente attenzione e mobilitazione internazionale. I numeri riportati, riferiscono da ‘Nessuno tocchi Caino’, sono probabilmente inferiori ai dati reali, sia perche’ la maggior parte delle condanne alla lapidazione emesse dalle autorita’ iraniane avvengono segretamente sia a causa della mancanza di accesso alle informazioni in molte prigioni dell’Iran. La macabra rassegna dei casi di lapidazione presentata dall’associazione che si batte per la messa a bando della pena capitale nel mondo, si basa su informazioni raccolte attraverso la Resistenza Iraniana e organizzazioni dei diritti umani come Iran Human Rights, la campagna ‘Stop stoning forever’ e il magazine iraniano Jahan-e-zan (Mondo delle Donne). L’Iran e’ il solo Paese al mondo a effettuare lapidazioni. Il condannato viene avvolto da capo a piedi in un sudario bianco e interrato; la donna alle ascelle, mentre l’uomo fino alla vita. Un carico di pietre viene portato sul luogo e funzionari incaricati o in alcuni casi semplici cittadini autorizzati dalle autorita’ effettuano la lapidazione. Le pietre non devono essere cosi’ grandi da provocare la morte con uno o due colpi in modo da poter provocare una fine lenta e dolorosa. Se il condannato riesce in qualche modo a sopravvivere alla lapidazione, verra’ imprigionato per almeno 15 anni ma non verra’ giustiziato. Secondo i dati raccolti da Nessuno tocchi Caino, almeno tre persone sono state lapidate in Somalia nel 2009 e un’altra nel 2010, ma erano state condannate a morte in via extra-giudiziaria da un tribunale islamico per aver praticato sesso extra-matrimoniale. Altre lapidazioni per adulterio sono state effettuate nel 2010 in Afghanistan e in Pakistan, ma a opera dei Talebani in zone da loro controllate. (AGI 2 OTT 10)
Info: www.agi.it

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