di Rosanna Volpe

Significato, importanza e valore del rapporto ambiguo e spesso contraddittorio tra giovani e cultura in una società sempre più carente di riferimenti culturali

«Noi giovani abbiamo molto da offrire all’umanità e in noi è custodito, in potenza, quel prezioso seme da cui germoglierà il futuro; ma molti di noi sono carenti di una guida valida in grado di orientare i nostri passi e di trasmetterci il valore e l’amore per la cultura»

Il binomio giovani e cultura è stato spesse volte oggetto di indagini soprattutto su scala nazionale, probabilmente per l’imprescindibile importanza che questo rapporto assume per il futuro di una comunità o più in generale di un’intera nazione, ma anche probabilmente per le implicazioni che questo può avere con l’affermazione della dignità di ogni singolo individuo.
In base ai risultati emersi dalle diverse inchieste condotte a questo proposito, la maggior parte dei consumi culturali di noi giovani sembra orientata decisamente verso i nuovi strumenti di comunicazione, con i loro messaggi criptati che maliardamente si insinuano nelle nostre menti molto spesso passivamente predisposte ad accogliere acriticamente qualsiasi tipo di messaggio. Tutto ciò ha come diretta conseguenza l’abbandono dell’atavica pratica della lettura, non solo dei grandi classici ma in generale di qualsiasi altro libro.
Nell’etimologia stessa del termine “cultura” si nasconde il senso più vero e profondo di questo vocabolo, dal latino cultus a sua volta dal verbo colere (coltivare): ciò crea una connessione biunivoca tra il significato di “cultura” e quello di “coltivazione”, accomunati in questo modo dall’idea del coltivare qualcosa per garantirne una crescita quanto più possibile buona e doviziosa di frutti. Cosicché la cultura acquista la dimensione di guida ancestrale per noi giovani, sia per percorrere secondo il giusto senso di marcia i labirintici vicoli che accompagnano la vita quotidiana, sia per comprendere e penetrare l’humus socio-familiare in cui ognuno si trova a vivere. La prospettiva attesa è quella di essere messi nella condizione di saper decodificare i segni che si incontrano nel corso della vita e di sviluppare un’attenta sensibilità nel collocare il senso della propria personale esistenza nel più ampio significato dell’essere uomo.
Una delle piaghe più gravi ed insanabili che da sempre avviliscono la comunità umana, privandola della propria identità, è, infatti, l’obnubilante ignoranza, che dal latino ignorantia, a sua volta dal verbo ignorare cioè “non sapere, non conoscere”, rientra nell’ambito semantico della cultura ma con un significato diametralmente opposto ad essa, tanto da costituirne il diniego stesso.
La cultura è conoscenza, ma la conoscenza (dal latino cognoscere) è consapevolezza e comprensione e, pertanto, seguendo una semplice deduzione sillogistica, la cultura è comprensione della realtà che ci sta attorno. Tale apodissi ci consente, dunque, di affermare che se l’uomo ha la possibilità di accedere alla cultura e di accrescerla, egli potrà senz’altro acquisire il mirifico dono della libertà di poter scegliere e discernere quanto è giusto e quanto è bene da tutto ciò che invece è male!!!!! Siamo, pertanto, ritornati al concetto di cui sopra: senza la conoscenza si rischia di brancolare nei bui dedali della vita.
Cosa fare, allora? Noi giovani abbiamo molto da offrire all’umanità e in noi è custodito, in potenza, quel prezioso seme da cui germoglierà il futuro; ma molti di noi sono carenti di una guida valida in grado di orientare i nostri passi e di trasmetterci il valore e l’amore per la cultura; si è, così, costretti dall’inconsapevolezza ad un’impasse, ad una condizione innaturale per l’uomo, perché come spiegava l’Ulisse dantesco ai suoi compagni: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno XXVI, vv. 119-120).
Bisogna, però, assolutamente evitare le possibili strumentalizzazioni in termini negativi della cultura, snaturandone l’essenza stessa e sminuendone il grande valore umano e spirituale, poiché essa deve aiutare l’uomo a conoscere l’uomo e il suo pensiero, di cui rappresenta la più sublime espressione, perché questi non tradisca né dimentichi mai la propria natura umana.
Molte volte, poi, si riscontra un’assoluta deficienza di attenzioni da parte di coloro ai quali dovrebbe attenere questa responsabilità; ci si scontra con una superficialità di intenti che veicola gli interessi verso ambiti che nulla apportano alla crescita umana. Si favorisce uno svuotamento morale e psicologico della gioventù, che sovente mostra la tendenza ad associare la cultura semplicemente all’ancora diffusa lezione cattedratica, praticata nelle aule scolastiche, assimilandola ad un qualcosa di estraneo e di indiscutibilmente fastidioso, senza comprendere l’enorme valore che la scuola riveste e investe per lo sviluppo umanitario; volge la propria attenzione e i propri interessi altrove, con l’effetto di un drastico depotenziamento culturale. Proprio la scuola, invece, in primis è e deve essere sentita come palestra di vita e agenzia privilegiata in cui poter incontrare ed imparare ad amare la cultura e non come luogo ferofobico da cui fuggire e per il quale manifestare un’accentuata idiosincrasia.
La famiglia pure ha un ruolo fondante nell’orientare i figli verso la cultura “sana” e, pertanto, deve saper interpretare in modo corretto l’ufficio di cui è investita, soprattutto mostrando con l’esempio di vita il modo di acquisire e mettere in pratica le conoscenze giuste, recuperando, insieme alle altre figure che circondano i giovani, quella funzione di mentore, di guida e di riferimento culturale che negli ultimi tempi sembra essersi frantumata sotto il peso dell’indifferenza!!!

Rosanna Volpe   email 12 - I 
 GIOVANI E LA CULTURA NEL MONDO CHE CAMBIA

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