di Ivan Maffeis

da VITA TRENTINA

Quando serve, ci si riscopre persino europei. Così, pur con vent’anni di ritardo, anche l’Italia adotta la RU486 e si allinea agli altri Paesi. In realtà, su questo versante il Trentino europeo lo è già dal 2006, grazie alla “sperimentazione” avviata al S. Chiara…
Quando serve, ci si riscopre persino europei. Così, pur con vent’anni di ritardo, anche l’Italia adotta la RU486 e si allinea agli altri Paesi. In realtà, su questo versante il Trentino europeo lo è già dal 2006, grazie alla “sperimentazione” avviata al S. Chiara: definizione che ormai sta stretta al primario Arisi, il quale preferisce parlare di “esperienza” assodata, che in questi anni ha coinvolto 373 persone.
Questa tecnica abortiva è meno intrusiva di quella chirurgica; un’alternativa al bisturi e all’anestesia; una modalità diversa per ottenere i medesimi effetti nel caso di una maternità indesiderata. Il farmaco, assunto entro la settima settimana, provoca il distacco dell’embrione dalla parete dell’utero; una somministrazione complementare stimola le contrazioni e ne facilita l’espulsione. Non sarà disponibile in farmacia, ma verrà dispensato negli ospedali. Questo non tanto per gli effetti collaterali che pur provoca (dolore fisico, perdite abbondanti di sangue, in una percentuale di casi necessità di intervento chirurgico, rischio di infezioni, stress psicologico…), ma in nome dell’ottemperanza alla 194: la legge impone che l’interruzione di gravidanza avvenga in una struttura ospedaliera.
Non è difficile immaginare che si finirà con il recarsi in ospedale per l’assunzione del farmaco e forse vi si ritornerà per un controllo: l’aborto a domicilio è nell’ottica della RU486, tanto più che diversamente, essendo impossibile prevedere il momento dell’espulsione del feto, si dovrebbe predisporre il ricovero per un minimo di tre giorni…
Accanto al livello clinico – e sociale, grazie al coinvolgimento delle strutture sanitarie – ve ne sono altri, a partire da quello politico, visto che la tecnica farmacologica allarga le maglie della 194. Lo fa mentre nel Paese – anche in Trentino – il numero degli aborti pare in costante calo (fatto salvo il dato relativo alle donne immigrate) e quello dei medici obiettori in aumento (circa il 70%). Sono indici di una precisa sensibilità: oggi chi sosterrebbe che l’aborto sia una conquista, un diritto felice, una scelta di libertà e non piuttosto una sconfitta che sarebbe bene poter evitare?
Su questo piano, la pillola RU486 – mentre semplifica il procedimento e lo privatizza – rischia di banalizzare il dramma. Che invece rimane, amplificato dalla solitudine.
Ho incontrato donne che si sono inginocchiate un momento lungo un’eternità per ricevere un gesto sacramentale di perdono. Ho camminato a lungo con persone amiche, prima di vederle riuscire a togliersi uno zaino tante pesante dalle spalle.
Quel grumo non è un’opinione, ma un valore invalicabile: non perché lo dice la Chiesa, ma perché gravido di vita.
Lasciare che la scelta di accoglierlo o di rifiutarlo sia ancor di più solo della donna è un altro passo della vigliaccheria di noi padri, un’altra resa educativa, un’ulteriore deresponsabilizzazione dei medici.
Tra le controindicazioni di certi farmaci ci dovrebbe essere l’avvertenza che inducono la perdita della via per una vita significativa. Che come tale, passa da un riconoscersi dipendenti dall’altro. Fino a decidere di prendersene cura perdutamente.

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