di Nadia Angelini

Dopo millenni di morte, anche le pietre tombali a Cerveteri continuano a parlare ai popoli della loro splendida Storia.

L’arte etrusca è fortemente connessa a esigenze di carattere religioso. Essi avevano una visione molto cupa della morte. Non erano assolutamente confortati dalla vita ultraterrena che non ritenevano potesse offrire loro nulla di auspicabile.
Molto lontani, in questo, anche dai Greci i cui Numi apparivano essere più confidenzialmente legati al loro popolo. Gli dei per gli Etruschi erano ostili e malvagi, sempre disposti alla vendetta se non soddisfatti pienamente.
Ed è in virtù di questo che essi si sono consegnati all’italica Storia come Popolo dei Morti: è chiaramente deducibile il motivo di questa particolarissima interpretazione che fornisce a queste genti una luce che, a volte, potrebbe apparire sinistra.
La Gente Etrusca fu grande in ogni disciplina intraprendesse, sorretta da una intelligenza acuta e pronta, in ogni momento storico portata a modello per saggezza e fattività; quindi perché “Il Popolo della Morte”?
Ebbene tutto ciò che fu la loro grande manualità, il frutto della loro conoscenza, lo stesso modus vivendi, il loro amare musica e caccia, il saper creare unguenti e profumi, l’eleganza del loro vestire, ecco… tutto ciò è stato possibile ricostruirlo dai ritrovamenti delle loro Tombe.
Non molto rimase di scritto decifrabile fino a pochi anni or sono (ed ancora in faticosissimo studio), ma l’architettura delle loro tombe rimase ed ancor oggi ci parla di insigni architetti; monili forgiati da eccellenti orafi a rendere più accettabile il buio della morte (almeno così essi credevano), sculture e bassorilievi con scene di vita mortale che ripropongono allo sguardo del mondo l’ecletticità del loro vivere che serviva a raccontare la vita del defunto e nello stesso tempo mirava a renderlo partecipe della loro, oltre la morte.
Si, furono un Popolo che temeva la morte senza dubbio; fu uno, se non il solo, a rendere grandi onori ai morti ed a prolungarne la memoria oltre il tempo.
Tutto in queste genti parlò di vita mentre onorava con tutte le arti la morte: tra queste la pittura e di questa vorrei ora parlare. Quella etrusca rappresenta una delle manifestazioni più elevate dell’arte e della civilizzazione dei Rasna. Il fenomeno ha una rilevanza davvero forte se si pensa che rappresentò il più importante documento dell’arte figurativa, soltanto preceduto dall’arte pittorica greca, che comunque risulta introvabile in quei secoli. E’ sotto gli occhi del mondo quanto grazie ai monumenti funerari la pittura etrusca, possa assurgere oggi quale depositaria del più importante patrimonio dell’umanità, relativo all’antichità.La tecnica pittorica maggiormente usata presso di loro era l’affresco di cui conserviamo notevolissimi esempi presso le tombe di alcune necropoli, soprattutto quella della Banditaccia di Cerveteri, con 10 splendidi esemplari. La tomba dei Leopardi a Tarquinia ecc.. Questa tecnica, ripresa certamente dalle usanze greche, consiste nel dipingere su intonaco fresco il soggetto scelto, in modo che questo asciugandosi finisca con l’amalgamarsi completamente, assicurando in questo modo, la resistenza che ha permesso alle opere stesse di essere ammirate ancor oggi, foriere di testimonianze di un Popolo che con la sua civiltà fu considerato il faro del Mediterraneo.
La realizzazione dei colori avveniva per una sorta di triturazione di minerali, pietre che miscelavano a secondo dell’utilizzazione momentanea mentre per la fabbricazione dei pennelli usavano i peli degli animali; tecnica ancor valida ai giorni nostri. Chiaramente parlando di filone greco non bisogna dimenticare quanto da questo popolo gli etruschi attinsero, c’è necessità però di puntualizzare che in definitiva essi superarono Micene ed alti popoli.
A partire dalla metà del IV secolo a.C. si incominciò a usare il chiaroscuro per suggerire gli effetti della profondità e del volume. Le scene dipinte rappresentano sia scene di vita vissuta, sia scene mitologiche tradizionali e furono una ulteriore riprova del genio artistico che fu poi ripreso anche per definire lavori architettonici e dare loro una impronta più definita.

Nadia Angelini

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