Le loro storie e il contributo che diedero allo sviluppo della sperimentazione elettronica
Insieme a Francia, Germania e Inghilterra, l’Italia è stata uno dei paesi europei maggiormente coinvolti nello sviluppo della musica elettronica. I primi casi di sperimentazione risalgono al movimento futurista, con il “Manifesto dei musicisti futuristi” di Francesco Balilla Pratella (1911) e a “L’arte dei Rumori” di Luigi e Antonio Russolo (1913). Quasi 40 anni dopo l’uscita di questi testi complessi e rivoluzionari l’Italia ha inaugurato il suo primo centro dedicato alla ricerca elettronica ed elettroacustica: Studio di Fonologia, noto anche come RAI Milano. Fondato nel 1955 da Luciano Berio e Bruno Maderna, lo Studio di Fonologia Musicale diventerà un punto di riferimento nella storia della musica elettronica attraverso la sua nuova combinazione di principi della musica concreta parigina e della musica elettronica tedesca.

Giulia Alessandroni, Alle Sorgenti della Civiltà © n/a
Dal 1955 in poi in Italia cominciarono a sorgere numerosi centri di ricerca che avevano lo scopo di riformare le vecchie convenzioni musicali. Nel 1963 Pietro Grossi fondò lo Studio di Fonologia Musicale di Firenze (S 2F M). Un anno dopo aprì a Torino la SMET (Studio di Musica Elettronica di Torino). Nello stesso periodo a Milano nacque il “Gruppo di Elettronica e Cibernetica” di Goffredo Haus, diventato successivamente il Laboratorio di Informatica Musicale. Nonostante l’influenza italiana nel campo della sperimentazione spesso viene dimenticato l’essenziale contributo apportato dalle donne. Un’eccezione fondamentale è Teresa Rampazzi, il cui lavoro è stato gradualmente riscoperto e apprezzato.
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