
Milano – Italiano, 40enne, operaio o disoccupato e spesso affetto da dipendenze come l’alcolismo: questo l’identikit del responsabile delle “violenze di genere” nei confronti delle donne, come emerge da una ricerca su 120 recenti processi che si sono tenuti nei tribunali di Milano, Pavia e Como. Un’indagine «empirica sulla giurisprudenza in tema di violenza domestica» dalla quale si evince che in oltre il 70% dei procedimenti le vittime convivevano o avevano una relazione con i loro carnefici, ma anche che quasi il 40% dei dibattimenti, poi, si è concluso con assoluzioni.
La ricerca, realizzata nell’ambito di un progetto che ha visto in campo Regione Lombardia, l’Ordine degli avvocati milanesi e il Tribunale di Milano, questi ultimi rappresentati dall’avvocato Silvia Belloni e dal magistrato Fabio Roia, ha passato in rassegna oltre cento sentenze, emesse tra gennaio e luglio scorso nei tre tribunali per i reati di maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale.
Sui 120 procedimenti penali analizzati, anche con la collaborazione di tre università milanesi (Statale, Cattolica e Bicocca), più della metà (63) vedevano al centro il reato di maltrattamenti con imputati uomini di età media di 42 anni. Imputati che nel 59% dei casi sono italiani, mentre il 10% proviene dal nord africa e il 12% dall’Europa orientale. Il 31% degli stalker o violentatori, poi, sono disoccupati, il 25% operai e solo il 3% dirigenti o professionisti. Quasi il 70% di coloro che soffrono di dipendenze sono alcolisti e nel 14% dei processi l’imputato ha precedenti penali sulla stessa vittima.
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