Fornero, ecco le linee di programma sulle pari opportunita’
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

L’adozione di una strategia nazionale in materia di affermazione dei diritti, promozione del principio delle pari opportunità e prevenzione, contrasto, rimozione delle discriminazioni costituisce un ambito di primaria rilevanza e di sicura priorità del mio Ministero e del nostro Governo.
Occorre in tal senso dare una piena attuazione alle politiche nazionali e al contemporaneo rispetto degli obblighi internazionali ed europei, attraverso l’utilizzo efficiente di tutte le risorse disponibili per le politiche di pari opportunità.
Nello specifico, pur nel contesto di rigore finanziario e di risparmi di spesa di questa difficile fase di ciclo, tale strategia necessita di un adeguato presidio, atto a garantire che nei bilanci pubblici le risorse destinate alle politiche sociali in generale, e alle tematiche della parità in particolare, non siano completamente sacrificate dalle misure anti-crisi. Soprattutto, occorre grande responsabilità nel far sì che tali risorse trovino un valore aggiunto nella efficiente sinergia con l’ingente insieme di finanziamenti provenienti dal livello europeo.
L’attuale quadro normativo nazionale è stato progressivamente strutturato soprattutto in riferimento agli adempimenti internazionali assunti dall’Italia rispetto all’attuazione di direttive, convenzioni e raccomandazioni comunitarie ed internazionali. In questa cornice, che deve restare quella di riferimento, il nostro Paese e questo Governo devono e vogliono distinguersi con convinzione e con azioni selettive e concrete. Di queste vi dirò nel corso del mio intervento, trattando alcune delle aree prioritarie di programmazione attiva.
Non mi sarà possibile effettuare una disamina completa di tutte le aree di discriminazione e, di conseguenza, di tutti gli interventi effettuati e programmati: stiamo tuttora lavorando per individuare priorità, ma anche per mantenere la continuità con le migliori pratiche già intraprese.
In ogni modo, vi garantisco la mia disponibilità a tornare, in un’ottica di ascolto e non solo di “relazione”, in questa sede. Nel merito dei nostri programmi, vi ribadisco altresì che cercherò la migliore e massima continuità con le iniziative già avviate nel passato, riconoscendo il denominatore comune con i miei predecessori in una idea di società fondata sui diritti di genere, razza, religione, età, diversa abilità, orientamento sessuale: apprezzo e condivido il già affermato approccio di interpretazione unitaria e progettuale delle politiche che le diverse strutture che concorrono alla loro definizione hanno adottato. Vorrei quindi ringraziare in questa occasione il Dipartimento per le Pari Opportunità e gli Uffici della Consigliera Nazionale di Parità per il lavoro svolto e in corso. Osservo con soddisfazione il rapporto stretto con le attività condotte dai Ministri dell’Interno e della Giustizia, e dai loro Ministeri. E vedo la forte contiguità con il Ministero che rappresento, e che altresì ringrazio per i contributi in questa materia. Lavoro, politiche sociali e pari opportunità sono idealmente ma anche concretamente una filiera perfetta su cui inserire azioni trasversali e sinergiche. Per questo, manterrò attivamente il presidio e lavorerò personalmente all’interno di una delega, quella sulle pari opportunità, che ritengo non seconda agli altri due grandi capitoli del mio mandato.

2. Politiche di contrasto ai fenomeni di violenza sulle donne e sui bambini

L’affermazione dei diritti umani delle donne e l’eliminazione delle forme di violenza di cui sono vittime rientrano nelle azioni programmatiche del Governo italiano, che intendo continuare a perseguire. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani grave e diffusa che tocca la vita di innumerevoli donne, il cui contrasto è una priorità e una necessaria premessa rispetto all’impostazione di politiche mirate all’uguaglianza. E’ ormai diffusa la consapevolezza che in Italia questo fenomeno nelle sue molteplici forme assume proporzioni molto rilevanti.
L’impegno del nostro Paese contro la violenza di genere, sia sessuale che domestica, sia fisica che attraverso forme di stalking, si fonda sulla consapevolezza che per affrontare il problema siano necessari interventi multidisciplinari a carattere trasversale, capaci di ottenere un impatto di lungo periodo e di valorizzare e mettere in rete tutte le competenze e le energie presenti sul territorio nazionale. A cominciare dalla “emersione” oggettiva del fenomeno, che intendiamo incentivare attraverso il supporto della specifica indagine statistica che promuoviamo insieme con l’Istat. Credo che la trasparenza e la pubblica evidenza di queste realtà siano il primo indispensabile tassello di una politica contro queste forme di abuso e di subcultura.
L’azione di contrasto alla violenza di genere ha trovato un momento di particolare enfasi nell’adozione, nel novembre 2010, del Piano nazionale contro la violenza di genere. Il Piano ha costituito uno strumento per elaborare e sviluppare da parte di tutti i soggetti coinvolti – sia pubblici che privati – azioni coordinate di prevenzione e contrasto alla violenza, nonché di protezione, tutela, inserimento e reinserimento delle vittime. In particolare, il Piano ha inteso assicurare un livello di informazione adeguato, diffuso ed efficace, garantire il sostegno ai centri antiviolenza – dei quali abbiamo idea di istituire uno specifico Registro – e alle altre strutture pubbliche e private, favorire lo sviluppo di tutte le professionalità che entrano in contatto con le vittime, potenziare le forme di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza ed ai loro figli, garantire l’acquisizione periodica e strutturata di dati. Ai centri antiviolenza è stata fino ad ora dedicata una parte consistente delle risorse del Piano, attraverso l’Avviso pubblico che ha previsto 4 milioni di euro per la creazione di nuovi centri e 6 milioni per il sostegno ai centri esistenti.
Intendo confermare il mio impegno a proseguire e concludere tutte le attività del Piano Nazionale contro la violenza di genere e ritengo altresì indispensabile avviare, da subito, il monitoraggio sull’andamento delle attività del Piano, da realizzarsi mediante il Comitato previsto dal Piano stesso e già istituito, composto da rappresentanti delle amministrazioni statali coinvolte, delle Regioni e delle autonomie locali. Il monitoraggio permetterà di acquisire una conoscenza completa delle azioni e degli interventi di contrasto alla violenza posti in essere sul territorio nazionale, favorendo l’individuazione di possibili sinergie tra i soggetti impegnati nell’erogazione di servizi. Obiettivo possibile è razionalizzare l’utilizzo delle risorse finalizzandole all’erogazione di maggiori e migliori servizi alle vittime di violenza di genere ed ai loro figli. Le risultanze del monitoraggio permetteranno altresì di iniziare i lavori per la predisposizione del II Piano nazionale. Fondamentale è l’intesa, in tale ambito, con il Ministero della Giustizia, per i risvolti di loro competenza. In questa prospettiva, intendo altresì attivare una interlocuzione con le Regioni, gli Enti Locali e le Associazioni rappresentative per rendere più sinergici gli interventi realizzati da soggetti diversi del pubblico e del privato sociale, con l’obiettivo di liberare risorse da utilizzare per assicurare la continuità dei servizi offerti dai centri antiviolenza esistenti e l’apertura di nuove strutture. Per questa seconda finalità, con particolare riferimento alle Regioni Obiettivo Convergenza, ritengo di avviare un’iniziativa di indirizzo finalizzata al migliore utilizzo delle risorse comunitarie.
Esistono infine forme di violenza o di istigazione alla medesima che sono connesse a fenomeni mediatici ed informatici che non possiamo sottovalutare. L’idea di un progetto educativo per contrastare l’immagine mercificata della donna, anche attraverso la televisione, non mi trova affatto indifferente. Non sto parlando di censure, ma di educazione oggettiva e consapevolezza. Penso all’introduzione di gender mainstream nei progetti educativi al fine di monitorare che i messaggi, trasmissioni, pubblicità e testi scolastici siano il più possibile gender correct. Il contrasto all’utilizzo del corpo femminile come strumento pubblicitario, anche attraverso l’uso di siti internet che denuncino di volta in volta l’utilizzo inaccettabile del corpo femminile, è altro profilo da considerare. Restituiamo una dignità al mondo femminile spesso, troppo spesso, rinchiuso dentro un copione che tende al compiacimento del mondo maschile.

Un particolare presidio sarà garantito anche sul tema della violenza contro i minori (bambini e bambine) a difesa della loro integrità fisica e psichica. La tutela dell’infanzia costituisce un aspetto fondamentale del mio mandato, in continuità con il passato. L’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, organismo che costituisce il cuore dell’attività del Dipartimento in materia di protezione dei minori dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale, è costantemente impegnato nello studio del fenomeno con un approccio rigoroso e scientifico. Tra le principali attività dell’Osservatorio, rileva l’acquisizione di dati e informazioni a livello nazionale e internazionale e la promozione di studi e ricerche per la prevenzione e la repressione di abusi e sfruttamento sessuale, attraverso l’istituzione di una banca dati ad hoc. Il progetto esecutivo della banca dati va condiviso con altre Amministrazioni, che hanno già a disposizione dati significativi – parlo del Ministero dell’Interno e del Ministero della Giustizia. È mia intenzione rafforzare l’azione dell’Osservatorio, potenziandone le iniziative, attraverso la creazione di un meccanismo di rete di cui sarà fulcro – cito in questa occasione la collaborazione con il Comitato Interministeriale di Coordinamento per la lotta alla pedofilia e con la neo istituita Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza – e all’interno del Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori.
Sul piano della protezione dei minori vittime di crimini sessuali il Governo, attraverso il Dipartimento per le pari opportunità, intende sviluppare apposite Linee guida che individuino i livelli essenziali delle attività di protezione e sostegno educativo a favore dei minori vittime di abuso e sfruttamento sessuale, obiettivo stabilito nell’ambito del III Piano biennale sull’infanzia e l’adolescenza. Questo documento di indirizzo rappresenterà anche l’occasione per valorizzare l’esperienza acquista attraverso la realizzazione dei progetti di tutela psicofisica dei minori vittime di abuso e sfruttamento sessuale, che il Dipartimento è in procinto di finanziare attraverso un Avviso pubblico recentemente pubblicato. Il Dipartimento in quest’ambito intende supportare i progetti che dimostreranno una forte propensione all’integrazione fra i settori sociale, sanitario e giudiziario maggiormente coinvolti nella tutela dei minori abusati, e premiare l’innovatività delle azioni proposte nonché la trasferibilità delle stesse in territori e contesti diversi.
Infine, sono allo studio nuove progettualità ad esempio alla luce di tutte le problematiche connesse allo sviluppo, alla diffusione delle nuove tecnologie ed al loro più vario utilizzo, che si concentreranno anche sulla tutela dell’immagine del minore e sull’uso che di questa viene fatto. In linea con quanto previsto dalla nuova Direttiva Europea in materia, particolare attenzione sarà riservata alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento sessuale sotto il duplice aspetto della tutela del minore vittima e del recupero degli autori di reato, valutando l’opportunità di riservare anche alla formazione degli operatori lo spazio che merita.

3. Politiche volte a contrastare i fenomeni di discriminazione

Il tema dell’adozione di una strategia nazionale in materia di prevenzione, contrasto e rimozione delle discriminazioni costituisce un ambito di primaria rilevanza e di sicura priorità nel più generale contesto della promozione del principio delle pari opportunità per tutti. In questo senso occorre rammentare che l’attuale quadro normativo nazionale è stato progressivamente strutturato soprattutto, se non esclusivamente, in riferimento agli adempimenti internazionali assunti dall’Italia rispetto all’attuazione della Convenzione internazionale contro il razzismo. Vorrei in questa sede e in conclusione di questo mio intervento rimarcare la concretezza delle azioni e l’autorevolezza di ruolo che l’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, meglio conosciuto come UNAR, ha raggiunto. Tale Ufficio, operante presso il Dipartimento per le Pari opportunità, a partire dal 2010, ha svolto un fondamentale e meritorio ruolo di ascolto, tutela e interlocuzione con il sistema delle autonomie locali, parti sociali, settori del no profit e dell’associazionismo di riferimento, assicurando l’esercizio concreto del principio di non discriminazione sancito innanzitutto dall’articolo 3 della nostra Costituzione, anche in merito a fattispecie concrete di discriminazioni connesse alla disabilità, all’età, alla religione, all’orientamento sessuale, tanto che, per quanto riguarda l’anno appena concluso, è pari al 12% delle istruttorie complessivamente trattate dall’Ufficio la percentuale di eventi reali concernenti discriminazioni diverse da quelle etnico-razziali.
Vorrei di seguito ribadire alcune priorità che costituiranno le direttrici dell’azione del Governo nella lotta alla discriminazione:
– un’azione di sostegno al percorso di esame e approvazione, in ambito europeo, della proposta di direttiva dell’Unione europea contro le discriminazioni (cosiddetta direttiva “orizzontale”) varata dalla Commissione europea fin dal 2008 e tuttora in fase di discussione;
– a seguito dell’attività di condivisione con Regioni ed Enti locali di accordi finalizzati alla istituzione di centri territoriali contro le discriminazioni realizzata nella seconda metà del 2011, un’azione sistematica di formazione e aggiornamento degli operatori pubblici e privati che a vari livelli entreranno nel “Sistema UNAR” (centri servizi immigrati, agenzie per l’impiego, associazionismo etc.);
– sul tema delle discriminazioni nei luoghi di lavoro, unico ambito per il quale peraltro è prevista una copertura normativa anche al di fuori delle discriminazioni etnico-razziali, la definizione di una strategia nazionale sul tema, partendo dal rafforzamento delle competenze della cabina di regia UNAR – Parti sociali e prevedendo la definizione di un Piano di azione contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro che:
a. sistematizzi e implementi azioni positive quali “Diversità Lavoro” e “Carta delle Pari Opportunità”;
b. preveda l’istituzione, in ambito PA, di una banca dati dei Comitati Unici di Garanzia e la costituzione di una rete nazionale dei rispettivi referenti
c. individui, anche mediante l’opportuno coinvolgimento della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, un programma di azioni positive per l’inserimento lavorativo di alcuni target ad elevato rischio di discriminazione (quali gli over 50 e le persone transessuali).

Infine, vorrei ricordare come, nel contesto del contrasto alla discriminazione, la lotta contro l’omofobia costituisce una delle priorità del Programma 2010 – 2014 per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia adottato dal Consiglio Europeo, nel quale si sottolinea come la diversità sia fonte di ricchezza per l’Unione. L’impegno ad una maggiore sensibilizzazione su tale tema risulta in linea con il contenuto delle risoluzioni adottate dal Parlamento Europeo con cui si invitava la Commissione Europea a proporre un atto legislativo per combattere l’omofobia mediante il diritto penale. Sappiamo come una norma in materia non sia presente nel nostro ordinamento, pur più volte proposta e respinta nelle sedi di iter parlamentare. Segnalo che una nuova proposta è stata recentemente ripresentata e ritengo che essa vada attentamente valutata nel novero dell’impegno del Paese a lottare contro ogni forma di violenza e discriminazione.

4. Politiche di contrasto al traffico delle persone e alle mutilazioni genitali femminili

La promozione ed il coordinamento delle azioni di Governo in materia di sfruttamento e tratta di persone, rappresentano un punto cardine del mio attuale mandato quale Ministro per le Pari Opportunità. Il modello italiano, tuttora considerato una buona pratica europea ed internazionale, è stato costruito sul principio che un’efficace risposta al fenomeno criminoso della tratta debba basarsi su un approccio orientato alla centralità dell’individuo e alla tutela dei diritti umani delle vittime. È in tale prospettiva che può cogliersi pienamente il senso di avere affidato al Ministro per le Pari Opportunità ed al Dipartimento che ne supporta le azioni, il ruolo di autorità centrale incaricata di promuovere e coordinare a livello nazionale gli interventi per la protezione delle persone trafficate.
La tratta di persone è una particolare forma di violenza agita prevalentemente in danno di donne, minori e gruppi particolarmente vulnerabili, quali i migranti irregolari, ed è altresì un fenomeno criminoso che per la sua natura e le sue conseguenze può considerarsi una delle forme più pervasive di violazione dei diritti umani.
Ritengo quale intervento prioritario l’elaborazione e l’implementazione di un Piano Nazionale d’Azione sulla tratta di persone. A tal fine intendo proseguire i lavori del Tavolo Tecnico per l’elaborazione di un piano nazionale d’azione sulla tratta, costituito nel 2010 di concerto con la Commissione Interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento. A tal fine intendo sia avviare mirate interlocuzioni con gli altri Ministri interessati, sia esplorare modalità di raccordo ed integrazione con le risorse delle Regioni, e nello specifico dare impulso ad un coordinamento nazionale nell’utilizzo di tali risorse, con particolare riferimento al Fondo Sociale Europeo, che rappresenta uno strumento privilegiato per interventi mirati alla formazione professionale ed all’inclusione socio-lavorativa delle vittime di tratta e sfruttamento. In tale contesto di attività, intendo altresì promuovere l’attività dell’Osservatorio Nazionale sul fenomeno della Tratta di esseri umani. Questo rinnovato impegno trova il suo razionale anche alle luce della nuova Direttiva Europea sulla prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani, alla quale l’Italia dovrà conformarsi entro aprile 2013. La Direttiva prevede, tra le altre cose, che tutti gli stati membri si dotino di meccanismi per raccogliere dati sulla tratta, valutare le tendenze del fenomeno e misurare i risultati degli interventi messi in campo.
Tra i compiti che il Dipartimento è tenuto a svolgere vi è inoltre quello di promuovere e coordinare le azioni di Governo in materia di violazione dei diritti fondamentali, dell’integrità della persona, della salute e della dignità delle donne e delle bambine.
Appaiono importanti ulteriori e nuovi percorsi che possano accompagnare donne e famiglie africane residenti in Italia verso l’abbandono delle pratiche di mutilazione genitale e infibulazione, sostenendole attivamente, sia direttamente -attraverso servizi competenti- sia indirettamente -attraverso la circolazione di informazioni e attività di sensibilizzazione che aiutino a rispondere a eventuali pressioni a reiterare la pratica proveniente dalla comunità migrante o dalla famiglia e comunità in patria. In quest’ottica diventa necessario ricostituire la Commissione interministeriale (in questi giorni in via di definizione) per la prevenzione ed il contrasto delle mutilazioni genitali femminili. È, inoltre, mia intenzione attuare quanto prima il nuovo Piano Programmatico (attualmente in via di validazione da parte delle Amministrazioni coinvolte nella Commissione interministeriale) delle priorità di intervento nazionali di prevenzione e contrasto delle MGF. Il Piano è stato condiviso con le maggiori rappresentanze più significative delle associazioni operanti nel settore e degli Enti locali e l’attuazione dello stesso sarà affidata interamente alle Regioni, previa stipula di un’apposita intesa con il sistema regionale sui criteri di ripartizione delle risorse, le finalità, le modalità, attuative nonché il monitoraggio del sistema di interventi da sviluppare per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno, il tutto coordinato e supervisionato a livello centrale dal Dipartimento per le pari opportunità.

5. Politiche di pari opportunità per le persone con disabilità

Il nostro impegno è altresì confermato sul tema delle pari opportunità delle persone con disabilità. Proseguendo nelle attività di concreta implementazione della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, operiamo con gruppi di lavoro istituiti nell’ambito dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone disabili, con l’obiettivo di garantire ad esse autonomia ed una vita indipendente.
In questo contesto ritengo sia importante, per esempio, monitorare che ogni assunzione lavorativa prescinda dalla disabilità del candidato; a parità di merito, il candidato con disabilità potrebbe essere non oggettivamente – ossia solo per meriti e titoli – valutato. Nel monitoraggio sarà utile confrontare la percentuale di persone con disabilità che occupano posizioni dirigenziali in altri paesi OCSE e confrontare la nostra statistica con la media OCSE. I laureati/diplomati più meritevoli non sono necessariamente persone senza disabilità ed essi devono avere pari opportunità di carriera. Nel 2011 è stata realizzata un’iniziativa sperimentale rivolta a studiosi laureati con disabilità inseriti in percorsi di ricerca ufficiali, ai quali verranno assegnati contributi per il rimborso delle spese sostenute per l’acquisizione di attrezzature specialistiche, materiale didattico differenziato, servizi ed ogni altra strumentazione idonea a superare le difficoltà connesse allo stato di disabilità. E’ utile a questo scopo un monitoraggio della prosecuzione degli studi delle persone con disabilità al fine di comprendere se effettivamente hanno avuto eguali opportunità di accesso ai percorsi scolastici quali quelli a cui hanno accesso le persone non disabili.
Nel febbraio 2010 il Dipartimento per le pari opportunità ha avviato un progetto specifico che risponde all’obiettivo di favorire la partecipazione delle persone con disabilità alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport prevista dall’art. 30 della Convenzione. L’iniziativa si è concretizzata nel finanziamento di interventi a valenza nazionale finalizzati alla promozione delle pari opportunità nel campo dell’arte e dello sport a favore dei soggetti diversamente abili, anche per il 2011, per il quale è attualmente in corso la valutazione dei progetti pervenuti e l’eventuale prosieguo delle iniziative.
Non intendo dimenticare l’attenzione particolare che sarà posta alle donne con disabilità, delle quali, secondo le rilevazioni del Consiglio Europeo, circa il 40% subisce o ha subito una qualche forma di violenza. E’ facile prevedere che anche in questo caso la percentuale, nella realtà, potrebbe superare tali statistiche. Ritengo, anche in questi casi, prioritario monitorare il rischio di violenza, ad oggi mai quantificato, a cui sono soggette le donne disabili, prevedendo una apposita sezione tematica nella nuova indagine sulla violenza sulle donne. Mi impegnerò altresì affinché nell’ambito delle attività offerte dal numero di pubblica utilità e dai centri antiviolenza ad esso collegati siano attivati servizi specifici di orientamento, consulenza ed assistenza legale a difesa dei diritti delle donne con disabilità.

6. Politiche di sostegno al lavoro delle donne, all’imprenditoria femminile e all’assunzione delle donne e dei giovani

Vorrei ora affrontare, a questo punto della mia presentazione, il tema dei diritti sociali e delle libertà positive che sono ad essi correlate. Il secondo Rapporto sull’imprenditoria femminile, promosso dal Dipartimento per le pari opportunità insieme con il Ministero per lo Sviluppo economico e a Unioncamere, presentato a gennaio 2011, ha evidenziato che le imprese femminili sono cresciute in termini di stock, dal 2003 al 2008, dell’8,7% e rappresentano circa il 23% del totale delle imprese. In valore assoluto le imprese femminili sono oltre un milione e quattrocentomila, un numero di per sé significativo se si considera che è diffuso in maniera omogenea sull’intero territorio nazionale, anche se con intensità diverse tra regione e regione.
In tale quadro, intendiamo strutturare azioni che abbiano come obiettivo quello di contribuire alla crescita delle imprese femminili e favorirne l’accesso al credito in un momento di generale difficoltà del sistema economico nazionale e di elevata criticità per le donne ad inserirsi nel mercato del lavoro e ad accedere a finanziamenti bancari. Gli obiettivi che ci poniamo sono i seguenti:
1. attivare, con il coinvolgimento del sistema bancario, uno strumento agevolativo per l’imprenditoria femminile che sfrutti l’effetto moltiplicatore tipico dei fondi di garanzia associato a finanziamenti in conto interessi o con modalità agevolative di altro tipo;
2. sostenere le attività regionali in favore dell’imprenditoria femminile; 3. eliminare le discriminazioni nell’accesso al credito. Le donne hanno un accesso al credito più difficoltoso e pagano tassi di interesse più alti, e ciò indipendentemente dalle loro capacità di ripagare il debito.
Vorrei altresì ricordare in questa sede che tra gli interventi varati con il decreto “Salva Italia” si sono previste agevolazioni fiscali nei confronti di chi assume a tempo indeterminato personale femminile e giovani al di sotto dei trentacinque anni di età, con particolare riferimento alle assunzioni in meridione. Sono stati inoltre appostati fondi a valere sul prossimo triennio per incentivare l’occupazione giovanile e femminile. Il decreto “Cresci Italia” ha inoltre previsto la possibilità di costituire una società semplificata con contratto o atto unilaterale da parte di persone con meno di trentacinque anni e a fronte di un capitale sociale non inferiore ad un euro.
La scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fattore cruciale di debolezza del nostro sistema: in Italia, l’occupazione femminile è più bassa che in quasi tutti i paesi europei soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne con figli. Nella consapevolezza che il tempo di cura della casa, dei bambini, di adulti malati, di disabili o di anziani a carico delle donne resta in Italia più elevato che negli altri paesi, e che la mancanza di servizi di supporto (e il loro costo elevato) nelle attività di cura, rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno per migliaia di donne che lavorano part time e per l’ingresso nel mercato del lavoro di altrettante, sarà mio impegno garantire maggiori servizi e una organizzazione del lavoro tali da consentire ai genitori una migliore assistenza dei propri figli, senza per questo interrompere necessariamente l’orario di lavoro.
In questo quadro il ruolo di coordinamento del Dipartimento per le Pari opportunità sarà rafforzato e si orienterà verso azioni che dovranno garantire una diffusione equilibrata, su tutto il territorio nazionale, dei servizi per la conciliazione per evitare fuoriuscite dal mercato del lavoro delle giovani madri, anche con sussidi monetari per la frequentazione di asili nido, per incoraggiare le donne disoccupate alla ricerca attiva di lavoro e, soprattutto, creare nuove e qualificate opportunità di lavoro nel settore della cura delle persone e dei servizi per la famiglia e la comunità.
Sempre in materia di occupazione femminile, l’Ufficio della Consigliera Nazionale di Parità è impegnato a sviluppare ed incrementare i provvedimenti adottati in sede comunitaria per promuovere attività di informazione e formazione, coerentemente con i piani strategici “Europa 2020” e “Italia 2020”. E’ a regime l’Osservatorio sulla Contrattazione decentrata e una Banca dati sull’attività giudiziale e stragiudiziale che attua un monitoraggio costante su tutta l’attività di conciliazione e di contrasto alle discriminazioni, supportata da un’assistenza di carattere giuridico. Nell’ambito dell’Osservatorio , una parte fondamentale è dedicata alla possibile applicazione del salario di produttività inteso come strumento di flessibilità, utile alla conciliazione vita/lavoro. Il razionale di questo processo è la valorizzazione della flessibilità concertata, mentre l’idea cardine è quella di fare leva su strumenti alternativi di sostegno al reddito per creare un modello innovativo e complementare ai sistemi di remunerazione più tradizionali. Ricordo infine la Carta delle pari opportunità e uguaglianza promossa da tutte le consigliere di parità e sottoscritta da numerose parti sociali ed aziende.

7. Politiche per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro

La conciliazione tra tempi di vita e di lavoro rappresenta senza dubbio una delle politiche che meglio coniuga le diverse competenze del mio mandato e mi consente di affrontare, e di riprendere in maniera unitaria, la questione dell’occupazione femminile e quella del lavoro di cura familiare, delle responsabilità personali e di quelle professionali, troppo spesso vissute come antitetiche. Vorrei tuttavia evidenziare che considero il problema della conciliazione non solo ed esclusivamente femminile: mi piace pensare che la cura dei figli e i conseguenti congedi parentali/genitoriali siano profili condivisi all’interno della coppia, in una scelta che può essere pertanto anche maschile.
Un recentissimo studio dell’Istat, pubblicato a fine 2011, su “Conciliazione tra lavoro e famiglia” rileva l’entità del fenomeno: sono circa 15 milioni 182 mila (il 38,4% della popolazione di riferimento) le persone che nel 2010 dichiarano di prendersi regolarmente cura di figli coabitanti minori di 15 anni, oppure di altri bambini, di adulti malati, disabili o di anziani.
In questo quadro si inseriscono le iniziative che intendo assumere a breve per sviluppare ancor di più le politiche di conciliazione (e condivisione) dei tempi di cura e di lavoro e per avviarne di nuove. Il ruolo di coordinamento del Dipartimento per le Pari opportunità sarà rafforzato e si orienterà verso azioni che dovranno garantire una diffusione equilibrata, su tutto il territorio nazionale, dei servizi per la conciliazione per evitare fuoriuscite dal mercato del lavoro delle giovani madri, per incoraggiare le donne disoccupate alla ricerca attiva di lavoro e, soprattutto, creare nuove e qualificate opportunità di lavoro nel settore della cura delle persone e dei servizi per la famiglia e la comunità.
Nell’ambito del Piano Italia 2020 per l’occupabilità, è stato sottoscritto l’Avviso comune 8 marzo 2011 con le parti sociali per individuare e condividere una serie di strumenti utili nell’ambito del mercato del lavoro, per favorire la flessibilità lavoro/famiglia e quindi la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Essendo necessario incentivare procedure e prassi virtuose legate alle relazioni industriali attraverso la sperimentazione di strumenti flessibili per sostenere le donne nel mercato del lavoro. In tal modo la promozione della flessibilità organizzativa può tradursi in maggiore e miglior bilanciamento tra tempi di vita e di lavoro e può consentire alle aziende, ai lavoratori e alle lavoratrici, di essere maggiormente produttivi e di concorrere così al buon andamento dell’impresa. Un tema che mi sembra innovativo e paritetico attiene infine all’incentivo al congedo parentale anche maschile, in una corretta divisione degli oneri e della curatela dei figli all’interno della coppia.
In questo contesto, vorrei inoltre rassegnare l’impegno a diffondere l’informazione e la consapevolezza su istituti che già esistono nella nostra legislazione, ma di cui le persone a cui sono diretti non hanno sempre concreta consapevolezza. Mi riferisco, per esempio, alla già citata legislazione, composta da numerosi atti normativi, sulla tutela della maternità, della paternità e sui congedi parentali. Tali norme prevedono specifiche misure ed incentivi alla tutela universalistica della maternità, della conciliazione tra lavoro e famiglia, del sostegno delle madri che non hanno mai lavorato, del riconoscimento dei diritti e doveri dei padri. Ricorderei, in questa sede, anche le importanti provvidenze previste per i genitori di ragazzi disabili, con un congedo pagato fino a due anni per coloro che hanno figli con handicap grave.

8. Prevenzione, salute, sicurezza e vigilanza

Il recente Testo Unico in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro consente di garantire interventi appropriati che realizzino le condizioni per l’equità di genere, ambito fortemente trascurato dalla legislazione previgente. E’ stata introdotta nell’ambito della valutazione dei rischi lavorativi una necessaria attenzione al genere: la valutazione della diversità è divenuta un obbligo rivalutando in particolare la ricerca scientifica e la discussione sul tema della differenza di genere e sulla loro incidenza nel campo della salute nel suo complesso e nel lavoro come fattore derivato.
Sono stati predisposti e avviati gruppi di lavoro e Commissioni per seguire tutto l’iter dei regolamenti attuativi delle linee guida, così come è stata strutturata una rete di partnership con Inail, la Direzione generale ispettiva del Ministero del Lavoro, le associazioni impegnate nella tutela della diversa abilità lavorativa. I tavoli tecnici di studio ha ritenuto opportuno approfondire la tematica dei rischi connessi alle differenze di genere e fornire alcune indicazioni agli operatori del mercato del lavoro, con l’intento di aprire un confronto e fornire un contributo alla Commissione preposta, che ne ha recepito i contenuti. E’ pertanto fondamentale ora assicurare e vigilare sull’applicazione della risoluzione concordata in sede di commissione consultiva, approvata il 21 settembre scorso, rispetto la realizzazione di attività di prevenzione, per la validazione delle buone prassi, così occorre verificare che nei moduli formativi sempre in tema di prevenzione e sicurezza sul lavoro siano presenti i temi della cultura e criteri di genere. I nostri Uffici sono attivi in questa opera di applicazione di regole nell’ambito di una materia decisamente sensibile e rilevante.
In particolare, gli Uffici della Consigliera nazionale di parità hanno attivato un tavolo con le parti sociali e le organizzazioni del volontariato per sviluppare politiche attive a tutela dei lavoratori e lavoratrici affette da patologie oncologiche e invalidanti. Si sono in tal senso già realizzate attività sia di impatto contrattuale, sia sui luoghi di lavoro.
Tengo ad evidenziare come il Ministero del Lavoro dedichi particolare attenzione all’attività ispettiva, volta all’accertamento delle discriminazioni sui luoghi di lavoro e alle violazioni delle disposizioni concernenti la tutela, nello specifico, delle lavoratrici madri e dei lavoratori disabili, con riferimento sia ai profili di tutela economica, sia a quelli di tutela fisica. Il nostro personale ispettivo è chiamato a svolgere la vigilanza speciale sull’osservanza delle disposizioni di legislazione sociale poste a tutela dei lavoratori in situazioni di specifica sensibilità, con attenzione per esempio alle lavoratrici in stato di gravidanza. La rilevazione di fenomeni discriminatori sui luoghi di lavoro, oltre a rientrare nell’ambito dell’ordinaria attività di vigilanza posta in essere dagli ispettori del lavoro, costituisce oggetto di verifiche nell’ambito di vigilanze straordinarie rivolte a settori e contesti maggiormente caratterizzati dall’esistenza di fenomeni discriminatori.
Per quanto concerne il profilo della tutela delle lavoratrici madri, ricordo che su tale tematica è costantemente concentrata l’attività ispettiva degli Uffici territoriali, con particolare attenzione al fenomeno delle dimissioni della lavoratrice madre/lavoratore padre. Tali dimissioni devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio nel periodo di vigenza del divieto di licenziamento, ossia nell’arco temporale compreso tra l’inizio della gravidanza ed il compimento del primo anno di vita del bambino.
Un tema a cui tengo moltissimo, che inserisco in chiusura ma che ritengo di grande importanza, e pertanto vorrei ribadire come prioritario nell’azione del Ministero, è relativo alle cosiddette dimissioni in bianco, in un’ottica di affermazione della libertà contro ogni forma di soggezione e costrizione dei lavoratori e delle lavoratrici. Vogliamo riprendere questo tema per arrivare ad una regolamentazione che , in modo corretto ed efficace disincentivi e contrasti l’uso di questa pratica purtroppo ancora diffusa su tutto il territorio nazionale. (03/02/2012)

http://giulia.globalist.it

Categorizzato in: