Avevo chiesto ad Efesto
di restituirmi l’inganno,
il sogno di un Olimpo perduto,
le fusa di gatto del suo dio.
Ma nulla è stato più uguale
a quella prima notte di zolfo.
Spogliato delle sue torri
anche il Castello era nudo,
come la sua anima vuota.
E sulle sue labbra spergiure
di colpo
sono appassiti gli ibischi.
Alessandra Dagostini, 05/11/2009

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