In risposta ad uno scherzoso articolo di Pierre Leon, docente dell’Università di Toronto, scrittore, poeta e artista fecondo, il quale, traendo spunto da alcune bizzarre tendenze della moda, esprimeva la sua opinione sui mutamenti di “costume” che caratterizzano la nostra epoca, ho scritto quanto segue:
“Grazie,Signor Leon, a nome di tutti coloro che vogliono conservare il rispetto della dignità umana in un’epoca in cui, per non restare soli, si dovrebbe “seguire la moda”, separare il sesso dall’amore e dalla tenerezza, accettare di “consumare”, di sottomettersi a dei bisogni, a delle esigenze imperative […]
Lei cita Raymond Rigaut, Gide, Valery, Cocteau, Aragon, Eluard, Verlaine. Ce ne sono tanti altri, fortunatamente, come lei ben sa. Ci sono anche degli artisti che, in nome della Bellezza hanno preso posizione contro un certo “realismo” in arte. C’è anche una moltitudine di uomini e di donne, degni di questo nome; degli uomini e delle donne che hanno saputo e che sanno che l’amore coniuga il sesso con la passione e con il rispetto.
Grazie per la sua lezione di morale [e di estetica] senza bigottismo. Una lezione data con un’ apparente leggerezza nel suo stile di “monello” profondo.
Antonia Chimenti in “L’Express”, Semaine du 9 au 11 novembre 2002

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