Nell’ultimo anno 76 le donne luinesi che hanno effettuato colloqui di accoglienza presso lo sportello antiviolenza “DonnaSi Cura”. Due di loro in una “casa rifugio”

vz1751 - LUINO, 
 UNA LUCE BIANCA PER GUIDARE LE DONNE VERSO L'USCITA DAL TUNNEL 
 DELLA VIOLENZA

“Sulla violenza di genere e sul superamento di questa violenza si mette in gioco l’intera civiltà di un paese. Calano i reati in generale, ma di questi reati il 61%, nel 2011, riguardava la violenza nei confronti delle donne. Nel 2016 questa percentuale sale al 73% e nel 2017, a tutt’oggi, siamo al 77%. Questi significativi dati sono un chiaro invito a tenere alta l’attenzione e ad agire in conseguenza non soltanto in occasione di giornate a tema, ma quotidianamente e costantemente”.
Con queste parole l’Assessora ai Servizi Sociali del comune di Luino Caterina Franzetti ha introdotto la serata dal titolo “Ti amo da morire”, presso la biblioteca comunale di Villa Hussy.
Il sindaco Andrea Pellicini, nel suo breve saluto, ha voluto sottolineare l’importanza della presenza di donne molto impegnate nel sociale: “Il tema della violenza sulle donne è fondamentale. Purtroppo però, anche di fronte a numerose denunce/querele da parte di donne maltrattate, la macchina della giustizia è ancora troppo lenta a muoversi. Ciò deve farci riflettere, ma soprattutto dobbiamo lavorare molto in tema di prevenzione. Mi auguro che ci sia maggior consapevolezza anche da parte della magistratura nei confronti di questi comportamenti inaccettabili. Mi auguro davvero che grazie all’impegno quotidiano sia delle forze dell’ordine che delle associazioni, emergano queste disfunzioni all’interno del sistema”.
La parola è poi passata a Francesca Pittelli, che ha sottolineato l’importanza dell’adesione alla rete anche di piccole realtà come quella di Brissago ad un progetto che coinvolge 56 mila abitanti e della scelta di far parte di un sistema strutturato: “Con il tempo riusciremo a modificare comportamenti e atteggiamenti, contrastando anche la violenza psicologica, ma soprattutto dobbiamo insegnare ed educare al rispetto”.
È stata poi la volta di Antonella Luongo, che ha illustrato le attività dell’Associazione DonnaSi Cura, il Centro Antiviolenza che da dieci anni lavora sul territorio della nostra provincia e che, dallo scorso anno, oltre alle sedi di Travedona e Sesto Calende, opera anche su Luino.
DonnaSi Cura è inserita nell’Osservatorio Provinciale Antiviolenza e nel coordinamento regionale. Oltre al lavoro delle volontarie ai tre sportelli, che “accolgono e ascoltano le donne senza giudicare”, l’Associazione fornisce consulenza legale e psicologica, si occupa di monitoraggio, formazione e prevenzione, entrando nelle scuole con progetti rivolti agli studenti. “È di fondamentale importanza agire sulle nuove generazioni, perché imparino il significato di rispetto”.
Ha ribadito la Dott.ssa Luongo prima di snocciolare una serie di dati: solo nell’ultimo anno 77 donne si sono rivolte agli sportelli, con 176 colloqui di accoglienza, dei quali 76 proprio nel luinese; per due donne si è resa necessaria l’accoglienza in una casa rifugio. Per la prima volta è stato anche applicato anche il nuovo provvedimento previsto dal Decreto Attuativo del Jobs Act, che prevede la possibilità di ottenere un congedo per le donne vittime di violenza di genere che intraprendono percorsi di protezione. I dati sulle donne accolte a livello provinciale rispecchiano purtroppo quelli nazionali: infatti mediamente una donna su tre ha subito violenza sia fisica che psicologica. Per quanto riguarda il femminicidio, questo è la prima causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni nel mondo; l’80% delle vittime vive in Italia e risiede principalmente al Nord. E’ inquietante il fatto che almeno il 70% delle vittime avesse già denunciato episodi di maltrattamento o violenza, ma in molti casi le istituzioni siano rimaste impotenti. Purtroppo è altrettanto vero che’80% delle donne non ha percezione che quello che sta subendo sia un reato, perciò non denuncia il maltrattante.
“Il nostro compito è quello di far emergere sempre di più il fenomeno: la donna si colpevolizza, spesso non ha lavoro né una casa, perciò non reagisce. La risposta sociale stessa è un deterrente, così come rendersi conto della non certezza della pena e dei lunghi tempi della giustizia. Ecco perché le donne devono denunciare quando sono sicure di aver una protezione, altrimenti rischiano di essere uccise”.
Il programma biennale 2017/2019 a sostegno delle 18 Reti territoriali antiviolenza già attive in Lombardia, attraverso un accordo di collaborazione con i 18 comuni capofila, ha l’obiettivo di sostenere e stabilizzare le attività delle 18 Reti territoriali antiviolenza, dando continuità ai servizi erogati dai Centri antiviolenza e dalle Case rifugio attivi nelle Reti per assicurare interventi che permettano alle utenti di definire un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Il programma regionale si articola in due diverse tipologie di interventi oggetto di finanziamento, in particolare il sostegno ai servizi in atto delle Reti Antiviolenza, l’incremento dei servizi decentrati dei Centri antiviolenza e potenziamento dell’ospitalità.
All’assessora Rossella Dimaggio il compito di chiudere la serata, spiegando la complessità della rete interistituzionale antiviolenza, nata dalle indicazioni normative di Regione Lombardia, di cui Varese è capofila e che coinvolge 8 distretti, quasi tutte le istituzioni, tre centri antiviolenza, la Fondazione Felicita Morandi che gestisce le case rifugio e, recentemente, un altro centro che opera all’interno del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo. Si tratta dunque di una delle reti più estese della Lombardia, anche se non comprende la zona Sud della provincia.
La dott.ssa Dimaggio ha insistito sulla necessità di finanziare il più possibile i centri antiviolenza e le case rifugio, perché quando una donna è in pericolo di vita va immediatamente “rifugiata”, anche con i figli minori, in un luogo segreto. La fase di emergenza è di otto giorni, elevabile a 39/69 giorni. Esiste poi un secondo livello di intervento, non più riservato, che accompagna la donna in un percorso di uscita dalla dipendenza.
I finanziamenti sono stati così ripartiti: sui centri 158 mila €sui centri antiviolenza, 43 mila € sul rifugio di 1° livello, 80 mila € sul rifugio di 2° livello. 12 mila € sono stati assegnati solo su Luino, attraverso il finanziamento degli sportelli. “Una comunità che mette in condizione le donne di essere ascoltate è già un passo avanti ed è uno spiraglio che aiuta le donne ad uscire dalla solitudine. Se si sentono protette acquisiscono coraggio. Dobbiamo lavorare per la prevenzione e per l’educazione all’affettività, perché le giovani donne a volte fraintendono il concetto di amore. L’impegno del comune di Varese, dei suoi partner, delle forze dell’ordine e delle istituzioni è quello di avere un’operatività comune con determinati protocolli: in questo modo la rete diventerà sempre più forte”.
All’incontro, organizzato dall’Assessorato ai Servizi Sociali di Luino, Ente Capofila della Rete Antiviolenza – Piano di Zona, che coinvolge 24 comuni del territorio, erano presenti, in qualità di relatrici, Rossella Dimaggio, Assessora ai Servizi Educativi e alle Pari Opportunità, del Comune di Varese, Capofila Rete Interistituzionale Territoriale Antiviolenza; Antonella Luongo, Presidente Centro Anti Violenza “DonnaSi Cura” e Francesca Pittelli, consigliera comunale di Brissago Valtravaglia, con delega alle Politiche Sociali e al Piano di Zona, Distretto di Luino. Fra il numeroso pubblico presente, Roberta Tagliasacchi, Dirigente Responsabile Ospedale di Luino; i rappresentanti delle Forze dell’Ordine e della CRI luinese; la Dirigente del liceo Sereni Maria Luisa Patrizi; alcuni docenti degli istituti scolastici del luinese; le volontarie dell’Associazione DonnaSi Cura.

https://www.luinonotizie.it

Categorizzato in: