Inviato il 22 Febbraio 2005 Agenzia Ansa

E’ della serata di ieri, 21 febbraio, ripresa da tutti i maggiori organi di informazione odierni, la notizia che l’ospite “d’onore” della serata di apertura del prossimo Festival della Canzone italiana di Sanremo sarà Mike Tyson.
Conosco, o perlomeno posso immaginare, le logiche che condizionano gli eventi legati al mondo dello spettacolo.
So anche della necessità di operare scoop in grado di innalzare il livello di attenzione verso una manifestazione come quella canora sanremese.
Ma francamente non riesco a capire la logica che sottende l’invito ad uno stupratore, ad un uomo condannato per maltrattamenti alla moglie, ad un individuo che non è stato solo violento sul ring (dove in sostanza si va per combattere) ma soprattutto nella vita quotidiana.
Non riesco nemmeno ad immaginare quali argomenti possano essere trattati sul palco, essendo il Tyson una persona che non sembra abbia mai brillato per spiccata intelligenza o per una dialettica fuori dal comune.
Non conosco perché debba “fare audience” un individuo che sovente ha dimostrato il più totale disprezzo nei confronti di chi si trovava di fronte a lui, sul ring ma soprattutto fuori.
Non ammetto, in ogni caso, che ciò avvenga nella televisione pubblica, e non mi sembra comprensibile che il suo cachet, in sostanza, venga pagato dagli stessi contribuenti o da coloro che ottemperano regolarmente al versamento del canone radiotelevisivo.
E non riesco a comprendere come l’attenzione alle fasce protette possa consentire di portare su un palco di prestigio, davanti a milioni di persone, un individuo che i più riconoscono come un violento, un aggressore di donne e uno stupratore. Se qualcuno dei nostri bambini più piccoli ci chiederà chi è costui, il cui onore merita un palco prestigioso, cosa diremo loro? Che è stato un famoso pugile, famoso soprattutto per la sua forza e per la sua inarrestabile violenza sul ring, che ha staccato mezzo orecchio ad un avversario, che è stato il mito dei ghetti americani o che invece ha picchiato la moglie, stuprato una sua “fiamma”, aggredito altre persone in nome di un comportamento ben poco consono ad una persona civile?
Comunque si risponda loro, sarà difficile ammettere una logica che, nel nome del business, passa su tutto e su tutti: mi dispiace per gli organizzatori, sono rammaricata per il direttore artistico, ma si ammetta una volta per tutte che se lo “show must go on” non è detto che debba andare avanti forzatamente con queste idee.

Lella Menzio – volontaria del TELEFONO ROSA

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