4 ottobre 2005 19.31 – SwissInfo

STRASBURGO – Occorre difendere le donne “da ogni violazione dei loro diritti in nome della religione, di qualsiasi religione”. È quanto afferma un rapporto approvato oggi dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che ha discusso e votato una relazione della consigliera nazionale Rosmarie Zapfl (PPD/ZH), secondo la quale i “diritti delle donne sono spesso limitati o ignorati in nome della religione”.
Il documento impegna i 46 stati membri del Consiglio a “proteggere le donne contro le violazioni dei loro diritti in nome della religione ed a promuovere ed applicare completamente l’uguaglianza tra i sessi”. Inoltre i governi sono invitati a “non accettare alcun relativismo culturale o religioso in materia di diritti fondamentali delle donne”.
“La libertà religiosa non può essere accettata quale pretesto per giustificare violazioni dei diritti delle donne, sia flagranti sia nascoste, legali od illegali, praticate con o senza il consenso teorico delle vittime, le donne”, rileva la relazione, che prende anche posizione affinché sia garantita “la separazione necessaria tra chiesa e stato, affinché le donne non siano sottomesse a delle politiche ed a leggi ispirate dalla religione”, per esempio per quanto concerne la famiglia, il divorzio e quelle contro l’aborto”.

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