Da Beirut a Ramallah, 300 donne in bicicletta per la pace e i diritti

Sono 300 e provengono da 34 paesi diversi. Sono partite ieri, 16 settembre 2005, da Beirut alla volta di Ramallah, in Cisgiordania. E sono tutte donne. Un corteo festoso che attraverserà frontiere e città, villaggi e check-point per portare un messaggio di pace e libertà, contro la violenza e la violazione dei diritti delle quali proprio le donne, assieme ai bambini e agli anziani, sono le prime vittime.
Cose mai viste. Questa iniziativa, chiamata Middle East Women’s bycicle Ride, è organizzata dall’associazione Follow the Women che, attorno a progetti di emancipazione femminile e di tutela dell’infanzia, riunisce dottoresse, infermiere, avvocati, poliziotte e così via. Ma tutte rigorosamente donne. Detta Regan, la fondatrice dell’associazione, nominata ‘donna inglese dell’anno’ nel 2001, è una donna inglese che, a un certo punto della sua vita, ha smesso di lavorare per impegnarsi per gli altri. In realtà lo faceva già prima, visto che era un pompiere. Sicuramente una persona non comune che ha deciso di darsi da fare per unire attorno al suo progetto altre donne come lei: determinate a dare una mano a risolvere i problemi del Medio Oriente senza aiuti esterni, ma rivendicando quello spazio che, a volte, le società arabe non sanno riconoscere alle donne. Le 300 cicliste percorreranno 50 chilometri al giorno e attraverseranno Damasco, Quneitra, sulle Alture del Golan, passando per Bosra. Dopo passeranno da Amman, in Giordania, e infine raggiungere Ramallah, la città cisgiordana che potrebbe diventare la capitale di un futuro stato palestinese, visto che la morsa d’Israele su Gerusalemme si stringe sempre più. Le viaggiatrici della pace, durante il tragitto, incontreanno altre donne come loro per uno scambio d’idee sulla libertà e sulla condizione femminile nel mondo arabo. Non mancheranno neanche delle visite dei campi profughi palestinesi nei paesi che la carovana di biciclette attraverserà.
Un lungo viaggio. La dottoressa Hayat Sindi è una delle donne che parteciperà all’iniziativa. Il suo volto affascinante è diventato molto famoso nel suo Paese, visto che da dove viene Hayat anche una donna al volante di un’automobile è un’assurdità. Figurarsi l’idea di una donna che, in bicicletta, attraversa mezzo Medio Oriente per rivendicare i propri diritti. Hayat viene infatti dall’Arabia Suadita e, come lei stessa racconta in un’intervista ad Arabnews , “non potevo mancare a un’iniziativa come questa che mira a diffondere la consapevolezza che la spirale della violenza nel Medio Oriente finisce per travolgere in particolare donne e bambini”. Hayat è una donna che, da tempo, ha rifiutato il luogo comune che vede le donne arabe in generale e quelle saudite in particolare come delle recluse. Dopo la laurea in medicina, Hayat ha conseguito un dottorato di ricerca in bio-tecnologie a Cambridge e adesso vive tra Riad e Parigi. Ma la sua positiva storia personale non le ha fatto dimenticare la sua terra e la sua cultura. “Visiteremo i campi profughi di Sabra e Chatila”, racconta la dottoressa, “per portare la nostra solidarietà alla popolazione civile palestinese. Ma non posso negare che la mia partecipazione vuole anche dare un messaggio forte: da una parte agli uomini del mio Paese perchè si rendano conto delle potenzialità delle donne saudite, dall’altro a tutto il mondo che rispetto alla condizione femminile nel mio Paese si nutre di troppi luoghi comuni”. Hayat è determinata, e non saranno certo un po’ di chilometri in bicicletta a fermare una donna così.

di Christian Elia (da www.peacereporter.net)

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