Le grandi aziende hi tech offrono sempre più spesso funzioni e servizi pensati per i più piccoli. Possono essere divertenti e anche utili, ma vanno conosciuti per poter essere usati in maniera consapevole

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 I BAMBINI E' PIU' PERICOLOSA LA TECNOLOGIA O L'USO CHE NE FACCIAMO?
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di Carolina Milanesi
A gennaio, Mattel ha annunciato Aristotele, un hub intelligente per i bambini. Si chiama Aristotele ed è stato progettato per crescere insieme a loro, tranquillizzandoli con luci e musica se piangono, ma anche aiutandoli con i compiti a casa, quando ormai sono in età scolare.
La settimana scorsa, Mattel ha ritirato il prodotto dicendo che «non si integrava completamente» con la nuova strategia tecnologica dell’azienda. Nonostante le rassicurazioni, sembra in realtà che a portare alla cancellazione del prodotto siano state serie preoccupazioni sulla privacy dei dati e lo sviluppo dei bambini.
Un prodotto indirizzato direttamente ai bambini desta forse maggiori preoccupazioni, ma esistono apparecchi nel mercato smart home che saranno utilizzati dai bambini, e che non dovrebbero essere meno preoccupanti.

I bambini al centro
Nelle ultime settimane, sia Amazon che Google hanno perfezionato l’offerta di Amazon Echo e Google Home aggiungendo applicazioni e funzionalità specifiche per bambini. Amazon ha pubblicato una serie di app per bambini, da Spongebob Challenge a Storytime, e Mountain View ha annunciato alcune nuove funzioni per l’infanzia su Google Home, realizzate in collaborazione con Disney. A Mountain View stanno anche lavorando con Warner Brothers e Sports Illustrated Kids per aggiungere nuovi contenuti. La piattaforma per bambini sarà presto aperta agli sviluppatori e queste funzionalità arriveranno su Google Home entro il mese di ottobre. I genitori potranno anche avere account familiari su Google Home per diversi membri, in modo da impostare differenti autorizzazioni tramite il servizio Family Link. Infine, una nuova funzione per le famiglie chiamata «Broadcast» consente di inviare messaggi vocali e promemoria a tutti i dispositivi di Google Home, anche se dubito che farà sì che mia figlia presti più attenzione rispetto a quando le grido di sbrigarsi per la scuola. Google ha anche migliorato la capacità di Google Home di comprendere i bambini sotto i 13 anni.
In modo o nell’altro, tutte queste funzionalità stanno raccogliendo dati che potrebbero esporre chi le produce a rischi, rischi che Mattel non pensa sia opportuno correre. Ligia alle regole, Amazon chiede ai genitori il permesso di raccogliere i dati, come previsto dal Children’s Online Privacy Protection Act, ma solo il tempo ci dirà se è sufficiente. Dopo tutto, questo è un territorio inesplorato.

Computer travestiti
Per la tecnologia condivisa in casa, le cose si complicano abbastanza rapidamente. Ci sono due ambiti che dovremmo considerare: l’accesso ai contenuti e la privacy dei dati. Mentre c’è molta attenzione su quest’ultimo aspetto, non sono sicura che stiamo dando al primo il giusto rilievo. Gli speaker intelligenti sono veri computer travestiti da telecomandi, e potrebbero portare molti utenti a sottovalutare la potenza che hanno. Con il pc e, in misura minore, con il telefono, abbiamo stabilito restrizioni per quello che i nostri bambini possono fare. Con la televisione tuttavia, tendiamo soprattutto a fare affidamento su un mix di guida ai programmi e buon senso per regolare il tipo di contenuti a cui i nostri bambini sono esposti. Questi nuovi dispositivi intelligenti non si regolano da soli. Con la tecnologia di riconoscimento vocale, potremo impostarli in modo che ai nostri figli non vengano proposte certe canzoni, certe parole, certi film. Niente è perfetto, però: basta pensare a quello che succede con la tv: un film magari è perfetto per bambini con meno di 13 anni, ma la pubblicità spesso non è adatta.
Con gli altoparlanti intelligenti, tutto è aperto a tutti gli utenti, dai contatti alla ricerca. Con la tecnologia Voice Match, Google ha iniziato a supportare due voci: quando accedo agli appuntamenti del calendario o ai contatti si assicura che siano i miei e non quelli di mio marito. Con l’aumentare del numero di voci supportate si vedrà come le famiglie potranno utilizzare la tecnologia non solo per impedire ai bambini di chiamare le persone e di fare confusione con il un altro calendario, ma anche per evitare l’accesso a determinati contenuti.

La tecnologia non è il male ma possono esserlo gli esseri umani
La tutela della privacy, in particolare delle persone vulnerabili, è un tema molto importante. Eppure trovo ancora più affascinante le preoccupazioni espresse da alcuni sull’impatto che Aristotele avrebbe potuto avere per lo sviluppo dei bambini. La preoccupazione era che i bambini imparassero a ricorrere alla tecnologia per trovare conforto, anziché rivolgersi ai genitori o chi si prende cura di loro. Ma come può accadere se noi, in quanto genitori e custodi, continuiamo a fare il nostro lavoro?

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