Làsciati smemorare
nel gorgo di nubi
che l’aria serale inazzurra
e inghiotte l’ultimo
plenilunio estivo
in un franare argenteo.

La tua solitudine
piegala all’ascolto
di una parola umana
che t’illuda,
ubriacati
in un abbraccio fugace…

…fino all’oblio su ali deliranti.

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LEGGEREZZA

L’aquilone galleggia nel cielo
La ninfea sospesa nello stagno
dicono l’essere qui senza dolore:
– come il cappello bianco
del cavaliere solitario
nella quiete della foresta
– come la notte cucita ai cespugli dalle lucciole:
la loro leggerezza
mi smaga dall’inesorabile sequenza
tempo-male-patire.
Il nulla è vela corrente
spazialità dove si perde il sospirare
vuoto misurato da una sola nota
riverberata da chissà quale arpa.

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FERITE

Sono cuoio brunito le magnolie
e sul colore della morte
ogni vena si conta.
S’apre amara la porpora dell’ibisco
sulla cinerea groppa dei vulcani.

Ci sono bende di sale
sulle mie ferite
e geme il salice stretto
fino a spezzarsi.

Ho versato tutto il mio vino
sopra l’arida terra del rifiuto.
anche il tramonto è passato
lasciando il cielo segnato
di lunghe grigie bende.

Simona Carando

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