Il loro rilascio sarebbe stato volontariamente ritardato
Roma, 6 mar.(Apcom) – “Donne detenute come arma di ricatto”, è il titolo di un’inchiesta pubblicata oggi da “Peace Reporter”, secondo la quale il comando Usa in Iraq avrebbe ritardato volontariamente il rilascio di detenute irachene innocenti, mostrandosi così “irremovibile”, secondo fonti ufficiali irachene, pur di non cedere ai rapitori della giornalista americana Jill Carroll, rapita nel paese mediorientale il 7 gennaio scorso. Il comando Usa scheda le donne arrestate con formule abituali tipo “aiutava i terroristi o piazzava esplosivi”, ma se si guardano i dati del sistema carcerario iracheno, si nota come la quasi totalità delle donne trattenute siano state liberate per mancanza di prove, denuncia l’autore Naoki Tomasini. Delle 35mila persone arrestate dall’inizio della guerra, quelle condannate sono state solo 636. I rilasciati sono stati il 98,6 percento. Diverse testimonianze, tra cui anche quella dell’ex generale Janis Karpinsky, hanno svelato che le forze Usa arrestano abitualmente donne legate da parentela con esponenti delle milizie irachene, per usarle come arma di ricatto, scrive Peace Reporter. Anche il Christian Science Monitor, il giornale per cui lavora Jill Carroll, ha riportato diverse volte le notizie di abusi, stupri e torture inflitti a donne irachene nelle carceri Usa. La politica di velocizzare il rilascio delle detenute risultate innocenti era stata studiata proprio per controllare la rabbia degli iracheni – secondo Tomasini – verso gli arresti delle loro donne, ma in questa circostanza, la mancata scarcerazione delle detenute è un’eccezione evidentemente motivata dalla scelta di giocare con la vita di una scomoda reporter. Jill Carroll, giornalista statunitense del Chistian Science Monitor, è apparsa in video la prima volta il 17 gennaio. I suoi rapitori, militanti del gruppo chiamato “Brigate della Vendetta”, chiedevano in cambio del suo rilascio la liberazione di tutte le donne irachene detenute nelle carceri Usa in Iraq entro il 20 gennaio.

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