di Laura Tussi

lauratussi - Progetto
 PER NON DIMENTICARE

Questo progetto si pone l’ambizioso traguardo di unire tutte le forze democratiche che hanno a cuore i valori dell’antifascismo e della Costituzione, presenti sul territorio milanese, dell’hinterland di Milano e della provincia di Monza e Brianza, in merito alle tematiche collegate al ricordo, al recupero della memoria storica e alla tutela dei diritti umani. Aiutaci a mettere insieme le nostre forze per discutere tutti insieme dei valori della pace, della solidarietà e della democrazia…
In qualità di Docente presso l’Istituto Comprensivo “G. Rodari” via Prati Desio (Monza Brianza), e con il patrocinio di questa scuola, ho organizzato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Nova Milanese, l’ARCI, l’ANPI, l’ANED, l’APEI, Emergency, Peacelink e la Rete Antifascista Nord Ovest Milano di Bollate, incontri a tema, volti ad approfondire il Progetto Memoria Storica a Nova Milanese, dal titolo “Per non dimenticare” intrapreso, a partire dagli anni ’70, dall’Amministrazione Comunale e dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese.
Il progetto è volto a divulgare la tematica della Memoria Storica dei Lager nazisti, come sopraffazione e violazione dei diritti umani imprescindibili della persona, sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e dalle Carte Costituzionali democratiche.
Con questo progetto si vuole approfondire la tematica del ricordo e del fare memoria nelle società civili, approfondendo dei temi e dei concetti etici e civili che spaziano dal rispetto dei diritti umani, alle pari opportunità, dal pluralismo, al dialogo interreligioso, dalla cultura, al valore della democrazia nelle società contemporanee.
Le deportazioni di civili costituiscono un aspetto e una parte importanti del fenomeno concentrazionario e della Shoah, complessivamente intesa e concepita.
L’Amministrazione Comunale e la Biblioteca Civica di Nova Milanese, a livello didattico, attraverso competenze di studio approfondito e di ricerca sul campo, da decenni, conducono un lavoro documentaristico fondato su approcci pedagogici inerenti il fenomeno concentrazionario e la deportazione, soprattutto per motivi politici.
La Biblioteca Civica di Nova Milanese ha creato un sito di raccolta di testimonianze, videotestimonianze e documentazioni, ricavate da interviste e colloqui diretti con sopravvissuti e superstiti italiani, deportati per motivazioni politiche. Il sito in questione è www.lageredeportazione.org e concentra in sé anni di studio e di ricerca sul campo, in documentazioni che vengono direttamente trasmesse e rese fruibili tramite il Web.
Il sito www.lageredeportazione.org nasce dal lavoro documentaristico di ricerca storica diretto dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e costituisce uno dei pochi archivi di videotestimonianze a livello nazionale ed internazionale.
Per ricostruire la storia occorrono dei documenti autentici, archiviati e catalogati in questo sito, che vuole riconsegnare al territorio dei materiali e supporti storici originali, dove la fonte del sapere è libera, senza burocrazie e limiti di accesso, in un’operazione di seria e attiva politica culturale della memoria.
Queste fonti sono accessibili a costo azzerato, a chiunque decida dove, come, quando e con chi connettersi al sito. Esso è strutturato come una banca dati ed un archivio articolato, in cui è possibile accedere alle diverse fonti storiche e da cui risulta agevole consultare e scaricare il materiale documentaristico.
A quanti siano interessati al fenomeno concentrazionario nazifascista e alle deportazioni di civili, si presenta il sito www.lageredeportazione.org che costituisce un archivio della memoria storica, i cui materiali contenutistici sono frutto di un assiduo lavoro di ricerca anche presso gli archivi storici dei campi di concentramento e di sterminio. Il punto focale del sito e della ricerca sono la raccolta di videotestimonianze dei superstiti e dei sopravvissuti italiani. Il sito è strutturato su due piani. Una parte è costituita di materiali e documenti e in un altro ambito sono raccolti materiali elaborati.
Tra i supporti documentaristici, il punto nodale è incentrato sulle trascrizioni delle testimonianze e arricchito dalla pubblicazione di videotestimonianze di sopravvissuti italiani. I materiali rielaborati comprendono le varie mostre documentaristiche e altri contenuti con valenze importanti, che consistono in un’elaborazione di documenti storici, pensati come unità didattiche e di apprendimento. La fruizione e l’accesso gratuiti al sito, come archivio storico, risultano un elemento concreto di una politica culturale attiva inerente la memoria storica.
In tal senso si è pensato di promuovere degli eventi per approfondire l’opera storica di ricerca e di documentazione condotta a partire dagli anni ’70 dall’Amministrazione Comunale e dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese.

Assessorato alla Cultura Città di Nova Milanese
nova - Progetto
 PER NON DIMENTICARE
Sito Lager e deportazione
(www.lageredeportazione.org)

Istituto Comprensivo Via Prati – Desio (MonzaBrianza)
Scuole Primarie Via Prati e San Giorgio – Scuola Media Gianni Rodari – CTP/EdA
Laura Tussi, docente, scrittrice e giornalista

Organizzano:

Auditorium comunale di Nova Milanese (MonzaBrianza)

Domenica 28 Febbraio 2010 ore 17.00
Brunetto Salvarani, teologo, scrittore, Direttore della rivista CEM MONDIALITA’ presenterà IL MURO DI VETRO e SACRO di Laura Tussi editi dalla Editrice Missionaria Italiana di Bologna, inerenti il tema del pluralismo religioso in Italia e il rispetto del diritto al culto religioso.

Venerdì 5 Marzo 2010 ore 21.00
Wanda Montanelli, Giornalista, Vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità, Coordinatrice Consulta delle Donne, introdurrà il tema della violazione dei diritti umani e delle pari opportunità nei regimi totalitari e nel contesto nazionale ed europeo.
Gianni Trezzi, Dirigente Scolastico, Leggistorie, leggerà brani tratti dalla produzione di Laura Tussi

Domenica 18 Aprile 2010 ore 17.00
Renato Sarti, regista, attore, fondatore del Teatro della Cooperativa di Milano, introdurrà e tratterà il tema della memoria storica delle deportazioni nei lager nazisti, per non dimenticare nell’attualità del presente.

Venerdì 23 Aprile 2010 ore 21.00
Bebo Storti, attore, politico e opinionista rappresenterà l’opera MAI MORTI, monologo teatrale sull’antifascismo, in collaborazione con l’ARCI

Domenica Maggio/Giugno 2010 ore 17.00
Moni Ovadia, attore, regista e opinionista presenterà l’ultimo libro di Laura Tussi dal titolo Memorie e Olocausto edito da Aracne (Roma 2009), dove viene ampliamente trattato il progetto “Per non dimenticare” condotto da decenni dall’Amministrazione Comunale di Nova Milanese e dalla Biblioteca Civica. Questo evento è stato già proposto dall’Amministrazione Comunale di Senago (Milano), per la celebrazione del giorno della Liberazione nel 2009, nell’ambito di un ciclo di eventi, come illustrato in questo filmato www.youtube.com/lauratussi

Coordina Annalisa Tagliabue, docente e giornalista

In collaborazione con:
ANPI, ANED, APEI, ARCINOVA, EMERGENCY, IL DIALOGO, PEACELINK, RETE ANTIFASCISTA NORD OVEST MILANO, TEATRO DELLA COOPERATIVA.

PEACELINK sostiene il Progetto “Per Non Dimenticare” condividendo lospirito di tutte le iniziative che valorizzano la memoria.
La lotta per i diritti umani, il ripudio della guerra e l’educazione alla pace sono un asse fondamentale di PeaceLink. Il fascismo, il nazismo, il militarismo e l’intolleranza sono stati alla base dei disastri del Novecento e crediamo che la memoria storica sia un antidoto al ripresentarsi di questi fenomeni, magari in nuove vesti.
Auguriamo a tutti gli organizzatori dell’iniziativa, e in particolare all’infaticabile Laura Tussi, di sensibilizzare il più possibile le coscienze con questo progetto.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

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RELAZIONE INTERMEDIA DEL PROGETTO “PER NON DIMENTICARE”
I primi appuntamenti

di Laura Tussi

Nel primo incontro dal titolo “Pluralismo e dialogo interreligioso. Per non dimenticare”, il sindaco Laura Barzaghi e la giornalista Annalisa Tagliabue hanno introdotto i vari interlocutori e le associazioni partecipanti all’evento con la loro testimonianza. Le tematiche collegate al pluralismo religioso e al dialogo interculturale tra i culti e le fedi, nel diritto alla libertà di culto, sono state affrontate da Laura Tussi, docente, scrittrice e giornalista e dal teologo Brunetto Salvarani, direttore di Cem Mondialità. Gli argomenti affrontati sono stati l’importanza del dialogo tra le differenze soggettive, psicologiche, identitarie nel tessuto sociale e comunitario, dove come sostiene Hermann Hesse, in Narciso e Boccadoro:”la nostra meta non è di trasformarci l’un l’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e di imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento”. Il confronto tra le religioni in dialogo non viene riconosciuto dalla politica attuale a livello sociale e giuridico e la libertà di culto si prospetta ancora come una lontana utopia, anche se costituisce un diritto umano imprescindibile per ogni persona appartenente a professioni religiose diverse, per una cittadinanza interculturale e una prospettiva di convivenza planetaria.

Nel secondo incontro dal titolo “Diritti umani e pari opportunità. Per non dimenticare”, la scrittrice, massmediologa, vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità, Wanda Montanelli, ha introdotto con un resoconto molto dettagliato, la problematica della violazione dei diritti delle donne e l’importanza del fare memoria della storia passata e dell’attualità in cui la componente femminile è indubbiamente sempre presente. Il preside dell’Istituto Comprensivo via prati di Desio, Gianni Trezzi, animatore e leggistorie, ha letto alcuni brani tratti dall’ultimo libro di Laura Tussi, dal titolo Memorie e Olocausto. Interessante, partecipato e sentito è stato l’intervento dell’ex partigiano dell’associazione ANPI, Bacio Capuzzo, che ha portato una personale testimonianza ed esperienza di guerra durante gli anni del nazifascismo. Importante la testimonianza dell’ANED rappresentata dal ricercatore Giuseppe Valota che ha scritto un trattato sulla deportazione politica degli scioperanti di Sesto San Giovanni in un libro edito dalla Guerini e Associati. Peacelink, associazione che si occupa di temi ambientalisti, di antimilitarismo e non violenza per un futuro sostenibile, è intervenuta nella persona del professor Lorenzo Galbiati che ha testimoniato le nefandezze della situazione politica in cui imperversa il popolo palestinese. La Rete Antifascista Nord Ovest Milano di Bollate ha presentato un resoconto del pericolo incombente a seguito della costituzione di una Skinhouse, (associazione neonazista) insediatasi sul territorio bollatese. Presenti anche i lavoratori della LARES metalli preziosi, che stanno vivendo momenti difficili in seguito alla chiusura dell’azienda, ma che con tenacia continuano a difendere la loro dignità di lavoratori, secondo l’articolo uno della Costituzione Italiana. Presente all’iniziativa è l’associazione Emergency di Monza e Nova Milanese che raccoglie fondi per il funzionamento di un centro di primo soccorso per le vittime di guerra in Afganistan.
La libreria L’Antologia di Nova milanese ha messo in vendita i libri dei vari autori intervenuti in questi incontri.

Laura Tussi
Docente Istituto Comprensivo G. Rodari via Prati Desio

Per maggiori ragguagli:
1) http://www.lageredeportazione.org
2) http://www.lageredeportazione.org/

Pubblicato su:
http://www.nesti.org

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28 febbraio 2010
PRESENTAZIONE SERATA
Nova Milanese “..Per non dimenticare”
di Laura Tussi

In questa occasione, vorrei offrire qualche riflessione a partire dal del libro “Il Muro di Vetro” e della concezione pluralista delle differenze nella società.
Il Muro di Vetro è un rapporto sulle religioni in Italia curato da Brunetto Salvarani e Paolo Naso ed edito dalla Editrice Missionaria Italiana.
Le diversità culturali aprono gli orizzonti della mente.
Il muro di vetro divide le molteplici realtà, i pluralismi religiosi, composti di intersezioni e persino di familiarità ricorrenti.
Tutti i muri innalzati dall’umanità e dalle conseguenti ideologie presentano fratture e pertugi di scambi e contaminazioni dialogiche, in un panorama ampio di multiculturalità religiosa sempre più significativo anche a livello nazionale, nell’incontro religioso e nel dialogo ecumenico.
La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna, che insiste sulle diversificazioni, sulle molteplicità e le complessità, contro i rischi della pianificazione, dell’omologazione sociale e del relativismo radicale.
La finalità di riconoscersi in un’identità deve diventare sempre fonte di confronto con l’alterità, e quindi con l’implicita diversità dell’altro, nel concetto di differenza individuale, soggettiva, esistenziale e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.
La conoscenza di sé attraverso il percorso religioso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto permette di approfondire una propria personalità in rapporto all’alterità di colui che si pone in dialogo.
Di conseguenza le molteplicità religiose, le complessità interetniche e multiculturali si incontrano e si incrociano trasversalmente con le diversità, psicologiche, identitarie, soggettive, all’interno di un tessuto sociale e comunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all’accoglienza, al confronto, al dialogo, nell’interscambio tra molteplici aspetti che permeano l’intera umanità, perché la differenza è trasversale al concetto stesso di umanità.
Risulta spontaneo pensare alle diversità tra donna e uomo, tra generazioni, tra nazionalità, lingue e religioni dove è necessaria un’innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensioni interculturali.
Le diversità culturali autentiche vivono nelle relazioni interpersonali spontanee, nei canali di dialogo, negli stili di vita, per la valorizzazione di una società ricca di differenze, di varietà e diversità in un mondo multirazziale e multilaterale, nell’insieme di valori che prevedono i diritti inalienabili e imprescindibili delle persone, sanciti dalle carte costituzionali democratiche, nella libertà della ricerca scientifica e della creazione artistica.
Il fondamento della diversità culturale è la persona, in quanto singolarità irripetibile da cui si realizzano la famiglia, le comunità, le associazioni, le istituzioni e le relazioni umane.
L’uniformazione delle culture e dei popoli è contro l’evoluzione dell’umanità, mentre la differenziazione, la multilateralità, l’apertura al mondo, sono valori imprescindibili.
Al totalitarismo vorrei opporre l’amore per le diversità, nella pace.
La diversità nasce dal riconoscersi diversi nel valore della relazione, per cui dopo l’incontro è possibile sapere di un altro pensiero, di un altro linguaggio, di un altro sguardo, ingenerando, contemporaneamente, cambiamento nell’altro che è incontrato.
Il riconoscersi nell’incontro restituisce momenti di felicità intima, perché ognuno cambierà diventando se stesso, declinandosi nell’altro.
Questa civiltà delle relazioni umane è uno stile aperto alla totale comprensione, dei comportamenti, dei riti e delle emozioni dell’altro, che ha i suoi fondamenti nella dignità della cultura della persona umana, nel valore dell’incontro e del dialogo nelle agorà e nelle poleis greche antiche, nel messaggio biblico ebraico, cristiano e islamico, nella cultura rinascimentale, con una forte etica della responsabilità e del riconoscimento nella diversità dell’altro da sé.
Infrangere la discriminazione, lo stereotipo e il pregiudizio, rappresentati dal “muro di vetro” consiste nella motivazione alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale.
Oltre “il muro di vetro” vi è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi, pregiudizi e conseguenti discriminazioni, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica che agevola il confronto tra diversità interculturali, differenze tra donna e uomo e tra generazioni, per costruire una coscienza di convivenza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza, il dialogo, l’accoglienza, il confronto nelle comunità, nelle città, nel mondo…

Da “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse: “La nostra meta non è di trasformarci l’un l’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e di imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento”.

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DISCORSO DI PRESENTAZIONE
5 Marzo 2010
di Laura Tussi

In Europa, sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, nei confronti dell’immigrazione clandestina e delle minoranze. Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti è la decisione del governo italiano di rendere reato l’immigrazione clandestina.
Le istituzioni hanno elaborato un sistema normativo contro i comportamenti intolleranti e razzisti. L’articolo 3 della Costituzione della Repubblica, in Italia, prevede che tutti cittadini abbiano pari dignità sociale e siano uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. Rispetto a questi principi, si vieta di ricostituire il partito fascista e di diffondere idee razziste e l’incitazione alla discriminazione razziale.
La scuola psicanalitica di Francoforte ha cercato di individuare i tratti e le caratteristiche di una personalità orientata al razzismo, alla xenofobia e all’antisemitismo, considerando il pensiero rigido e la personalità autoritaria, come una sorta di ricettacolo del pregiudizio antisemita e razzista quali elementi di un pensiero standardizzato e conformista.
La personalità autoritaria è caratterizzata da rigidità, stereotipi, incapacità di tollerare l’ambivalenza e il cambiamento.
Secondo Adorno, lo stereotipo antisemita e razzista è un potere completamente antiilluministico, irrazionale e superstizioso che si afferma anche in una società razionale e tecnologica. Questo aspetto dell’analisi pone l’accento sulla personalità dell’individuo intollerante, mentre gli studi di psicologia sociale degli ultimi decenni pongono in evidenza le dimensioni sociali del pensiero e del contesto che agevolano il formarsi dello stereotipo e del pregiudizio etnico e di genere.
Le caratteristiche personali, quali la rigidità ed economicità di pensiero, le frustrazioni e la conseguente dimensione relazionale intraindividuale, determinano l’insorgere della concezione intollerante nella relazione.
Dunque, quali sono i principali elementi che spiegano la nascita e l’evoluzione del pregiudizio, dell’intolleranza e dell’odio razzista e antisemita?
Gli studi sul pregiudizio sono riconducibili alle relazioni sociali e ai processi di categorizzazione che tendono ad amplificare le differenze tra i gruppi.
Alla base del pensiero prevenuto e preconcettuale, sussistono meccanismi di categorizzazione che permettono di inserire gli “altri”, automaticamente, in predefinite tipologie distinte per caratteristiche di genere, età, ceto sociale, etnia, e altro ancora.
I pregiudizi che sorgono nei gruppi e fra i gruppi sono riconducibili alla teoria del conflitto che evidenzia le contese sociali per l’utilizzo delle risorse e la competitività sul piano economico e politico.
La teoria del disimpegno morale, evidenzia i meccanismi tramite cui l’individuo arriva a compiere azioni immorali, giustificando il proprio comportamento, usando eufemismi, distorcendo le conseguenze, dislocando le responsabilità.
Inoltre, nella società autoritaria, monolitica e ideologica, strutturata in senso gerarchico, sono abituali i meccanismi di discriminazione.
In tali contesti, come nella Germania nazista, è possibile osservare azioni che muovono critica e dissenso contro il gruppo bersaglio, discreditandolo e autorizzando ripercussioni violente e brutali, giustificando il discredito stesso, perché tali atteggiamenti portano a considerare il capro espiatorio come una categoria sociale inferiore e degenerata.
Fromm aveva evidenziato che nei regimi totalitari la vita e la sorte dei cittadini viene riposta nelle azioni politiche e nelle decisioni di un capo assoluto, dove la mancanza di condivisione democratica e di autonomia critica costituisce elemento di rischio per la possibile comparsa di meccanismi di distruzione.
In situazioni di insicurezza sociale e di difficili condizioni di vita, le circostanze possono attivare sentimenti di ostilità e rivalsa nei confronti di persone percepite come responsabili di questi problemi.
Infatti, colpevolizzare gli altri, trasformarli in capri espiatori, diminuisce le proprie responsabilità.
Questi processi possono rappresentare motivo di conflitto e fomentare i fenomeni di antisemitismo, razzismo e xenofobia.
In ogni programma politico di contrasto del pregiudizio, assumono importanza la tipologia di struttura sociale, le disposizioni culturali, le condizioni economiche e sociali, i rapporti tra gruppi, la storia collettiva e le predisposizioni individuali.
In una società democratica, dove sono in atto meccanismi di condivisione e partecipazione alle decisioni, tramite la considerazione della cittadinanza attiva, nell’autonomia critica, soprattutto tramite il rilievo posto all’istruzione scolastica e alla libertà di stampa, è possibile prevenire gli elementi che ingenerano lo stereotipo, il pregiudizio e la discriminazione che, inevitabilmente innescano meccanismi di distruzione e atrocità collettive.
Attualmente la prevenzione del razzismo e della discriminazione non appare così scontata, a causa delle degenerazioni del gioco democratico, rischio sempre presente in caso di affidamento totale delle istituzioni al capo carismatico dove il meccanismo del capro espiatorio agisce in condizioni di crisi sociale, morale e politica e di insicurezza e di incertezza istituzionale.
Laura Tussi

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18 APRILE 2010

Il 18 aprile 2010 è stato ospite dell’evento “Per non dimenticare” il maestro Renato Sarti, attore, regista, opinionista e fondatore e direttore del Teatro della Cooperativa di Milano. L’intervento dal titolo “Memoria storica e diritti umani…per non dimenticare”, presso la sala consiliare del comune, si è basato su una riproposizione e rilettura degli eventi del nazifascismo, osservati nel testo teatrale del maestro Sarti, dal titolo “I me ciamava per nome: 44787. Risiera di San Sabba”. Il testo racconta di esperienze di deportazione per motivazioni politiche, con agghiaccianti riferimenti alla tragedia degli eventi a livello individuale e collettivo, nel dramma di ogni singolo personaggio. Sempre per il tema dell’antifascismo e della deportazione, sono stati organizzati degli eventi di testimonianza diretta e indiretta con il presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, di Nova milanese Bacio Capuzzo e il presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di Sesto San Giovanni, Giuseppe Valota. Gli incontri con i testimoni si sono svolti presso l’Istituto Erasmo da Rotterdam di Bollate e presso l’Istituto Comprensivo Prati di Desio, di fronte alla presenza di centinaia di studenti dei licei e degli istituti superiori del territorio, sempre all’interno del ciclo di eventi “Per non dimenticare”.

DISCORSO
di Laura Tussi

Le persone di origine straniera, che vivono attualmente in Italia, sono lavoratrici e lavoratori che favoriscono il benessere e il progresso del Paese e si inseriscono e si integrano nel contesto sociale e nelle comunità.
Queste persone sono spesso vittime di pregiudizio, discriminazione e vengono usate come capri espiatori da parte di manovre razziste e xenofobe, attraverso campagne di criminalizzazione, colpevolizzazione e diffusione di informazioni che non corrispondono alla realtà degli eventi, soprattutto quando si accentuano il disagio sociale e l’ insicurezza economica.
I riferimenti cardine della nostra civiltà sono distorti e rischiano di degenerare a causa dell’aumento di episodi di intolleranza e di violenza razzista, che violano i principi fondamentali della Carta Costituzionale Democratica e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, per cui tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e costituiscono la base valoriale di ogni moderna democrazia, oltre i confini, gli stereotipi e i pregiudizi, senza distinzione di nazionalità, colore della pelle, sesso, religione, lingua, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita e altro.
Le società e le comunità che si chiudono in se stesse, nella paura dello straniero e delle differenze, precludono la propria libertà, minano la democrazia interna e la realizzazione di un futuro fondato sulla giustizia, la libertà, l’uguaglianza di diritti, nella valorizzazione delle diversità sociali e individuali implicite in ogni essere umano e costituenti la ricchezza valoriale del tessuto sociale e comunitario.
Occorre partire dalla considerazione del pregiudizio, originato da problematiche identitarie, per contrastare i razzismi.
I progetti educativi, contro il pregiudizio e la discriminazione, devono investire la struttura della personalità, la cultura, le esperienze e soprattutto il significato attribuito ad eventi, atteggiamenti e comportamenti.
La tendenza a sottomettersi all’autorità è indice di obbedienza passiva a ordini, che possono entrare in contrasto con la coscienza morale.
L’abitudine ad obbedire a superiori gerarchici e attribuire le responsabilità agli ordini dell’autorità sono atteggiamenti che inducono a pensare quanto risulti necessario interrogarsi sul rischio del conformismo passivo attuale, favorito da manovre di consenso attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Si avverte l’esigenza di affiancare alla tradizionale educazione morale, intesa come comprensione di regole etiche e civili, la partecipazione personale e l’importanza della cooperazione e della condivisione nelle reciprocità relazionali.
L’apertura alla relazione comporta sempre un conflitto tra gli interessi personali e la responsabilità nei confronti dell’Altro, dove il soggetto assume un obbligo nei confronti altrui, in una concezione della responsabilità essenzialmente relazionale.
Il sistema mediatico, pur nelle distorsioni e deformazioni, svolge il ruolo essenziale di rendere tutti partecipi delle sofferenze altrui.
Il problema delle molteplici immagini di sofferenza è la distanza psicologica e morale.
Mentre il sistema mediatico consuma rapidamente l’attenzione dello spettatore e passa velocemente ad altro, per soddisfare i suoi meccanismi interni ed egoistici, le persone possono comunque mantenere una preoccupazione per l’Altro, anche di fronte alla ripetitività del dolore.
Una guerra, l’ingiustizia sociale, il razzismo, la fame pongono ogni persona di fronte a un senso di impotenza, attraverso le immagini televisive, ma ognuno è chiamato ad intervenire attivamente e responsabilmente.
Queste problematiche comportano la centralità dell’educazione contro l’islamofobia, l’antisemitismo e il razzismo in generale, nei suoi molteplici aspetti, nella misura in cui proprio la distanza dall’Altro favorisce la sua estraniazione.
La risposta alla disumanizzazione consiste dunque nel creare vicinanza e prossimità nei confronti dell’Altro.
La prossimità esige di riconoscere l’altro da sé, come prossimo, non più distante e indifferente, ma persona dalla comune umanità, che esige aiuto e in cui riconoscersi.
Per passare dall’indifferenza all’impegno risulta necessario che l’Altro, da assente e invisibile, diventi fonte di obbligo morale, in cui si crei un’empatia relazionale fra i soggetti.
L’empatia consiste nella dimensione di comunione reciproca del sentire insieme all’Altro, che permetta una condivisione e una comprensione della sofferenza altrui, una risposta agli stati affettivi e un significato di condivisione empatica.
L’empatia permette un avvicinamento, una prossimità anche con persone lontane, una capacità di vincere il muro che separa, che limita, che ostacola e di oltrepassare la barriera di frustrazione e impotenza che non permette alla compassione, intesa come compartecipazione del dolore altrui, di esprimersi.
I comportamenti di aiuto e di comprensione di personalità empatiche, aperte e tolleranti, che respingono ogni forma di razzismo e discriminazione, tramite il pregiudizio e lo stereotipo, si evolvono e maturano in persone integrate, operanti e radicate in comunità educanti che compiono scelte non conformiste, non assoggettate e allineate all’attuale pensiero unico, omologante e imperante.
Laura Tussi

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23 maggio 2010

Il 23 maggio 2010 si è proposto al pubblico di Nova Milanese il tema “Ecologia e lotte sociali”, utilizzando il titolo di un celebre libro del relatore dell’incontro, il professor Virginio Bettini, docente di analisi e valutazione ambientale presso l’università IUAV di Venezia.
Interessante anche la relazione di Ilaria Merati, Dottore di ricerca in politiche pubbliche del territorio e pianificazione territoriale, che ha proposto una rilettura in termini attuali del caso Seveso, e l’esposizione dell’Associazione Nova Ecologia, attiva a livello territoriale con importanti eventi di tutela ambientalista, per fare fronte al pericolo di emissioni di diossine e furani nell’ambiente da parte di poli e complessi industriali e degli inceneritori, presenti sul territorio a livello locale, globale e planetario.
Durante l’evento è stato letto un comunicato del Presidente dell’Associazione www.peacelink.it, Professor Alessandro Marescotti, che sostiene il progetto “Per non dimenticare” e conduce campagne civili di rivendicazione ambientalista a Taranto e in ambito nazionale.
Questo incontro ha voluto divulgare il messaggio dell’importanza e del valore della tutela ambientale a livello di ecosistema planetario, senza scadere in localismi ed in particolarismi di interesse privato e speculativo, individuale e personalistico. Gli eventi del ciclo “Per non dimenticare” vogliono proporre all’attenzione del pubblico delle importanti riflessioni sull’attualità dei valori sociali e dei diritti civili e umani, di cui occorre continuamente fare memoria, ripercorrendo l’analisi del passato storico, per evitare di compiere gli errori della storia, a livello di violazione della dignità delle persone, sotto varie forme e vari aspetti, dall’intolleranza per le diversità, dall’oppressione delle differenze, nella considerazione del dialogo tra le parti e le categorie e tipologie umane, nel rispetto dell’ambiente circostante e dell’ecosistema, per un futuro a misura di persona, in un contesto ecosostenibile e nonviolento, basato sui valori della pace e della valorizzazione delle differenze di ogni genere e tipologia umana, nella libertà di espressione e di pensiero.

www.youtube.com/lauratussi
www.peacelink.it/

 

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