La questione delle pari opportunità attualizzata dal recente progetto di legge n. 1583, già approvato alla Camera dei deputati, va delineandosi in rinnovate iniziative che periodicamente affiorano nell’agenda della pubblica opinione. Le donne, come fattore indispensabile alla concretizzazione e all’arricchimento del panorama politico-istituzionale, registrano l’avvalorarsi di istanze che richiedono un aumento della loro presenza attiva nei luoghi del potere. In questa fase storica, la scarsa rappresentanza femminile nelle cariche elettive e l’insufficiente presenza nella vita politica costituiscono un dato inoppugnabile avvertito dall’opinione pubblica, specialmente in seguito all’ultima consultazione elettorale che ha registrato una diminuzione del numero di donne elette in Parlamento.
Per provvedere al riequilibrio del difetto di rappresentatività della parte femminile del Paese, si sono prodotte, nel corso degli anni, un’ampia serie di proposte e disegni di legge, fino alla risoluzione della direttiva Prodi del 97 (Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 27 marzo 1997) finalizzata a “promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità alle donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini”. Tale direttiva, la n. 116, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 21 maggio 1997, considerava nella premessa che “nei Paesi occidentali e in Italia le donne hanno ormai raggiunto alti livelli di scolarità e accedono in elevata percentuale alle professioni di alta qualificazione e ad impieghi che comportano assunzione di responsabilità”. Aggiungeva poi che le cause della disoccupazione e separazione femminile dai centri di potere andavano ricercate “sia nelle modalità di funzionamento dei luoghi della decisione, che risultano spesso estranee alla cultura e allo stile di vita delle donne, sia nella distribuzione asimmetrica del carico delle responsabilità familiari tra i due sessi, sia nella permanenza di meccanismi di esclusione”; e valutava il perdurare della marginalità femminile oltre che nelle sedi di direzione e di decisione, anche nell’ambito delle professioni, delle aziende, della pubblica amministrazione, delle istituzioni politiche. Per superare tali ostacoli, si è prodotta quindi la direttiva indirizzata ai Ministri che esprimeva le seguenti disposizioni: “I Ministri, nell’esercizio delle rispettive competenze e con le iniziative di volta in volta necessarie, perseguiranno i seguenti obiettivi, nell’ambito degli obiettivi strategici indicati nella dichiarazione e nel programma di azione della quarta conferenza mondiale sulle donne, allo scopo di promuovere l’acquisizione di poteri e responsabilità da parte delle donne, di integrare il punto di vista della differenza di genere in tutte le politiche generali e di settore, di promuovere nuove politiche dell’occupazione, dei tempi di vita e dell’organizzazione del lavoro, di riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini”.
Gli obiettivi previsti dalla direttiva sono articolati nei seguenti punti:

1) Acquisizione di poteri e responsabilità (empowerment) per il perseguimento delle condizioni per una presenza diffusa delle donne nelle sedi in cui si assumono decisioni rilevanti per la vita della collettività;

2) Integrazione del punto di vista di genere nelle politiche governative (mainstreaming), tendente al rafforzamento e adeguamento dei meccanismi istituzionali del mainstreaming per assicurare un coordinamento strutturale e permanente dell’azione dei ministeri, attraverso la riesamina di normative, politiche e programmi, per verificare lo stato di attuazione degli obiettivi indicati nella direttiva;

3) Analisi dei dati e valutazione di impatto, per la produzione e diffusione di dati e informazioni disaggregati per sesso, attraverso la realizzazione di un libro bianco sul lavoro, che analizzi in particolare l’influenza della differenza di genere sulle trasformazioni dei lavori e sulle tipologie di lavoro nelle diversità;

4) Politiche di sviluppo e di promozione dell’occupazione per rafforzare le strutture produttive legate all’innovazione, alla qualità della vita, alla formazione, alla cultura, e per finanziare incentivi per l’occupazione femminile nelle aree di crisi e del Mezzogiorno e dove la disoccupazione delle donne è particolarmente elevata;

5) Professionalità e imprenditorialità femminile in cui l’obiettivo consiste nel promuovere la professionalità e l’imprenditorialità femminile, attraverso il potenziare e il potenziamento della legislazione a favore della creazione di impresa e la piena applicazione della normativa sul prestito d’onore; per giovani.

6) Politiche dei tempi, degli orari e dell’organizzazione del lavoro: per realizzare politiche dei tempi e dei cicli di vita che consentano a donne e uomini di svolgere, in fasi diverse dell’esistenza, gli impegni di lavoro, di cura, di formazione culturale e professionale; e per promuovere politiche di organizzazione del lavoro che valorizzino la differenza di genere e non determinino discriminazioni in base al sesso, nell’accesso al lavoro e nello sviluppo della carriera

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