Il 12 e 13 giugno saremo tutti chiamati ad esprimere la volontà di mantenere, o abrogare, con quattro quesiti referendari, alcuni articoli della legge n° 40 del 2004 sulla Fecondazione Medicalmente Assistita.

Questi sono i 4 quesiti:

N. 1 (Sulla libertà di ricerca scientifica)
Propone l’abrogazione di alcuni articoli che prevedono limiti alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni. Ha la finalità di consentire nuove cure per malattie come Alzheimer, Parkinson, sclerosi, diabete, cardiopatie e tumori attraverso la libertà di ricerca sull’embrione, che la legge impedisce vietando il congelamento dell’ovocita fecondato.
Se vincesse il sì, sarebbero cancellate alcune parti degli articoli 12, 13 e 14 della legge attuale. Si tornerebbe perciò a congelare embrioni e a servirsene come materia di studio. In altre parole sarebbe permesso portare avanti ricerche che gran parte della letteratura scientifica internazionale considera tra le più promettenti per la medicina; ad esempio l’uso di cellule staminali embrionali, o il ricorso alla controversa clonazione terapeutica proibita dall’articolo 13. Sarebbe, in ogni caso, esclusa la clonazione riproduttiva, per ottenere bambini

N. 2 (Sugli embrioni e la salute della donna)
Il quesito sulla salute della donna punta alla cancellazione di una serie di restrizioni, ritenute anche dagli specialisti dei grandi ostacoli per il successo delle tecniche di fecondazione assistita, specie se applicate su pazienti dopo i 35 anni.
Si chiede di eliminare il limite di un numero massimo di tre embrioni per volta creati in vitro, con l’obbligo di trasferirli nell’utero della donna in un’unica soluzione. Due paletti fissati dal legislatore per evitare il rischio di ottenere embrioni in eccesso e di doverli congelare.
Se vincesse il sì, i medici sarebbero messi in grado di decidere un percorso terapeutico adeguato per ogni paziente con il permesso di dare vita a un numero congruo di embrioni, deciso volta per volta, a seconda delle necessità (valutando ad esempio l’età della donna) per aumentare le percentuali di successo. In più la possibilità di congelare risparmierebbe alla donna in cura di sottoporsi, in caso d’insuccesso, ad un nuovo ciclo di trattamento ormonale.
Alle tecniche potrebbero inoltre accedere le coppie ora escluse, vale a dire quelle che non hanno diagnosi di sterilità, ma sono portatrici di malattie genetiche. Sarebbe così riaperta la porta alla diagnosi preimpianto, che permette di selezionare gli embrioni sani.

N. 3 (Sui diritti del concepito)
Il quesito sui diritti del concepito è molto simile a quello precedente, ed è ispirato all’autodeterminazione e alla tutela della salute della donna. Prevede l’eliminazione degli stessi limiti di congelamento dell’embrione, del numero massimo di embrioni da creare e trasferire. Inoltre richiede di abrogare integralmente l’articolo 1 che fa riferimento “ai diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”.
Se vincesse il sì, si affermerebbe il principio che i diritti delle persone già nate non possono essere considerati equivalenti a quelli dell’embrione. Un’affermazione che, è legata alla legge 194 sull’aborto. Il referendum ammette l’esistenza del dovere di tutelare l’embrione, ma non lo riconosce soggetto di diritto al pari della donna, i cui bisogni devono mantenere un aspetto prioritario.

N. 4 (Sulla fecondazione eterologa)
Il quesito vuole far cadere il divieto di fecondazione eterologa, con l’utilizzo di gameti (ovociti e spermatozoi) appartenenti a donatori esterni alla coppia in cura. La legge attuale permette, infatti, soltanto tecniche “omologhe” in cui i gameti appartengono ai due genitori. Il ricorso all’eterologa riguarda le coppie con problemi di sterilità per le quali non esistono altre cure, ed è rivolta alla prevenzione di malattie genetiche se uno o entrambi i genitori ne fossero portatori.
Se vincesse il sì, l’abolizione del divieto per l’eterologa avrebbe anche un effetto pratico: molte sono le coppie che, in mancanza di altre soluzioni, si rivolgono a centri fuori dall’Italia, dove le leggi non sono altrettanto restrittive.

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