di Maria Silvia Sacchi

da http://27esimaora.corriere.it

27 - QUOTE ROSA. E I CDA CI METTONO A DIETA

27 - QUOTE ROSA. E I CDA CI METTONO A DIETA

Più si avvicinano le assemblee che tra poche settimane rinnoveranno i consigli di amministrazione di oltre un terzo delle società quotate a Piazza Affari, più appare evidente il peso che potrà avere (o non avere, a seconda della strada che sarà scelta) quello che Maurizio Ferrera, docente all’Università di Milano ed editorialista del Corriere della Sera, ha chiamato «Il fattore D». Come si vede nel grafico, solo a partire da agosto (per la precisione, dal 28 luglio) diventeranno effettivamente vincolanti le cosiddette «quote rosa». Ma negli studi legali, nelle aziende che si occupano di governance e nelle società di executive search si lavora per chiarire i dubbi rimasti, verificare possibili «scappatoie » e per individuare i nomi per quelle società che vorranno adeguarsi in anticipo, almeno in parte. Da parte loro, le donne si preparano studiando.
Non appare, comunque, un processo facile se si considera che la metà delle società che rinnoveranno il proprio consiglio nella vicina stagione di assemblee hanno consigli di amministrazione completamente maschili. Dell’altra metà, la stragrande maggioranza delle società ha una sola consigliera di amministrazione. Nelle foto del grafico ci sono capo-azienda o azionisti di alcuni delle principali società che andranno a rinnovo. Alcuni di loro hanno già detto di essere al lavoro sul tema (è il caso di John Elkann per Fiat, di Luca Cordero di Montezemolo per Poltrona Frau, di Gilberto Benetton per Autogrill), dalle altre società si attende di conoscere l’orientamento. E a chi dice che mancano le candidate, la Fondazione Bellisario risponde il 7 marzo con la presentazione e classificazione di 2.500 curricula certificati.
Le due propositrici della legge, Lella Golfo (Pdl e Fondazione Bellisario) e Alessia Mosca (Pd), hanno scritto al presidente del Consiglio Mario Monti invitandolo a cogliere l’opportunità della normativa «fin da subito », al fine di «contribuire alla svolta del sistema economico e culturale italiano».
Le due parlamentari hanno chiesto che sia il governo per primo a dare un segnale, anticipando le quote già nei prossimi rinnovi di cinque importanti società partecipate dal ministero dell’Economia. Tra queste, la centralissima Rai (le altre sono Eur, Expo, Gse e Arcus). E per mercoledì di questa settimana si attende la risposta all’interrogazione avanzata da Golfo e Mosca al governo.
Mentre, infatti, la legge prevede le sanzioni per le società quotate che non si adeguano (prima la diffida, poi una sanzione amministrativa da 100mila euro a 1 milione di euro, infine la decadenza del consiglio di amministrazione), ancora non si sanno quali saranno i meccanismi sanzionatori per le società a partecipazione pubblica. A stabilirli dovrebbe essere un decreto attuativo che avrebbe dovuto essere emanato 60 giorni dopo la legge, ma non ancora arrivato essendo, nel frattempo cambiato il governo e poi assorbito dall’emergenza economica. Golfo e Mosca chiedono che arrivi al più presto e che sia istituito un osservatorio sulle migliaia di nomine che interessano le società a partecipazione pubblica.
Via via che l’applicazione della legge si avvicina, si sciolgono anche gli interrogativi che erano rimasti e si iniziano a intravedere i possibili effetti della legge.
Il primo dei dubbi che erano stati avanzati è se il quinto dei posti da riservare al genere meno rappresentato debba intendersi su ciascun organo societario o sulla loro somma. La risposta della Consob è che la quota vada rispettata per ciascun organo societario, dunque nella prima fase di applicazione della legge sia i cda che i collegi sindacali dovranno avere un quinto di componenti donna. Il secondo quesito è cosa succeda alle società che, rinnovando questa primavera, non si adegueranno alla normativa. La risposta è che «salteranno il turno», ovvero dovranno adeguarsi solo nel momento in cui ci sarà una scadenza del consiglio.
Quanto ai possibili effetti, vanno segnalati quelli messi in luce in un recente intervento del commissario Consob Luca Enriques. Il primo è che i consigli di amministrazione potranno diventare più piccoli perché, dice il commissario,
«le società ridurrebbero il numero dei componenti del genere meno rappresentato da eleggere, se non altro per ridurre il numero di volti nuovi in consiglio e i correlati rischi». Per Enriques sarebbe un bene perché «i cda snelli funzionano meglio di quelli pletorici».
Il secondo possibile effetto è che la durata dei consigli di amministrazione «potrebbe passare da tre anni a uno». La nuova legge — spiega Enriques — si applica solo per tre mandati consecutivi. Per prassi in Italia la durata degli organi sociali è di tre anni, il massimo consentito dal Codice civile.
«Ma nulla vieta di prevedere durate inferiori — ricorda il commissari Consob —. Se una società sceglie la durata di un anno la legge le si applicherebbe per soli tre anni» (ma in questo caso si dovrebbe arrivare alla quota del 30% al secondo anno, ndr). «Quote di genere a parte — dice Enriques — la durata di un anno sarebbe uguale a quella prevalente nei Paesi d’origine dei principali investitori istituzionali. Essi apprezzerebbero la novità, in quanto loro familiare».
Infine, alle donne sarà probabilmente riservato il ruolo di consigliere indipendente.
«Chi siede in un cda in quanto azionista — nota Enriques — non sarà certo disposto a cedere il posto a persone del genere meno rappresentato. Più facile che siano le posizioni di amministratore indipendente a essere assegnate alla minoranza di genere… La dialettica tra manager o azionisti di controllo e amministratori indipendenti potrebbe dunque diventare più accesa, a tutto vantaggio degli azionisti di minoranza».

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