(ANSA) BEIRUT/CAIRO 9 SET. Il tema dell’oppressione femminile e la condizione delle donne e’ stato il leit motiv di molte delle serie Tv seguite durante il periodo del Ramadan, le quattro settimane di digiuno ormai concluse. Non senza scatenare polemiche, come in Siria dove non si placa il dibattito per la messa in onda di un controverso quanto popolare sceneggiato televisivo che denuncia gli abusi del fondamentalismo islamico contro l’universo femminile. ”Quel che la tua mano destra possiede” (‘Ma ayamakum malakat’) e’ il titolo – preso in prestito da un noto versetto del Corano – della soap opera trasmessa dal canale di Stato siriano, quello privato libanese al-Mustaqbal (della famiglia Hariri) e da altre emittenti in Libia, Yemen e Oman. La serie e’ firmata da Najdat Anzur (56 anni), regista di Aleppo noto al pubblico locale e panarabo per suoi recenti documentari proprio in difesa dell’Islam. E segue la storia privata di alcune donne siriane alle prese con le violenze, fisiche o psicologiche, esercitate contro di loro da una societa’ influenzata da sheikh integralisti e costellata da padri e fratelli che usano il fondamentalismo come strumento di repressione domestica. Nella serie emergono le storie di Alia, che si prostituisce di nascosto per aiutare la famiglia indigente, e quella di Leila, costretta dal fratello a indossare il niqab (il velo che lascia scoperti solo gli occhi) e che sara’ uccisa dopo essersi ”svelata” di fronte all’uomo che ama. Al Cairo molte ragazze si sono, invece, sicuramente riconosciute in Ola, protagonista delle gettonata fiction ”Voglio un marito”. Tratta da un blog della scrittrice Ghada Abdel Aal, la soap opera racconta in chiave umoristica quel che spesso e’ la dura realta’ delle donne egiziane, pressate dalla famiglia e dalle convenzioni sociali a trovare marito, pur se brillanti e con una buona professione. Molto seguita sulle sponde del Nilo anche la fiction su Zohra e i suoi cinque mariti, interpretata dalla sex symbol egiziana Ghada Abdel Razek. La serie ha stuzzicato la curiosita’ del pubblico, perche’ ha invertito le parti di un altro sceneggiato altrettanto popolare e a firma dello stesso autore, che narrava la storia di un uomo sposato a quattro donne. In Siria a far scoppiare le polemiche sono state, la settimana scorsa, le dichiarazioni dello sheikh Muhammad al-Buti, noto predicatore e docente di diritto islamico all’Universita’ di Damasco, indicato come vicino al governo, che ha criticato apertamente la serie TV, definendola ”un cancro” e una ”presa in giro di Dio” e chiedendo che venisse interrotta la sua messa in onda. Il regista ha difeso la sua opera ribadendo che essa ”si rivolge ai moderati” e che ”vuole essere una denuncia di come l’Islam viene spesso male interpretato. Nonostante le polemiche, le autorita’ siriane, note per contrastare da decenni ogni forma di integralismo islamico di stampo sunnita, non solo hanno deciso di trasmettere la serie TV sul canale di Stato ma fino all’ultima puntata prevista, e non hanno dato seguito alle critiche di al-Buti e degli altri predicatori.

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