di Eduardo Rina

Io sono abbastanza sconcertato. Ma non perché la Procura di Roma non ha dato credito alle ipotesi di Deaglio. E’ autonoma nell’istruttoria e nelle valutazioni e ne dà conto nel dispositivo, piacciano o meno le decisioni che adotta (anche se le risposte su quella notte assurda vengono “tragicamente” omesse per la gran parte. E questo è inammissibile. Non ci “tranquillizza” per nulla).
Quello che mi sconcerta è la decisione di indagare Deaglio per turbativa dell’ordine pubblico. A parte che io non sono riuscito a vedere nessuno turbato, nemmeno quelli coinvolti nel caso. Ho visto diffuso silenzio piuttosto; non ho visto sommosse, scene isteriche, agitazioni di piazza, ecc.
E se un giornalista non può, pena l’incriminazione, avanzare ipotesi sulla base di indizi ragionevoli (addirittura famosi sondaggisti, in questi giorni, hanno sottolineato l’anomalia della vicenda. E non hanno escluso nulla, rimettendosi alle risultanze dell’istruttoria) allora siamo di fronte ad un attacco forte ed inusitato ad un settore fondamentale delle garanzie democratiche di un Paese: la libera informazione.
E’ un attacco che, questo si, mi pone domande angosciose. In specie non comprendo come mai sia posta sul piano della turbativa una ipotesi “postuma” (ad elezioni avvenute) di presunte “manomissioni”, e non una “ex ante”, quando il capo di governo di uno dei maggiori Stati democratici del mondo ha invocato, a televisioni praticamente unificate ed a pochi giorni dalle elezioni, la presenza di ispettori ONU per scongiurare brogli elettorali (e stavolta senza nemmeno l’ombra di “supporti” ragionevoli).
Della serie, direi: non disturbate il manovratore. Ripeto, non mi piace e mi preoccupa non poco. Da qualsiasi angolazione e dalla parte di qualsiasi manovratore si guardi la cosa.

Eduardo Rina

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