“La società umana è un insieme di esseri liberi. Gli obblighi che essa impone, e che permettono la sua sopravvivenza, comportano una regolarità che presenta solamente delle analogie con l’ordine inflessibile dei fenomeni vitali.
Ma tutto concorre a farci credere che questa regola sia simile a quella naturale. Non intendo semplicemente il consenso unanime degli esseri umani a lodare certe azioni ed a biasimarne altre. Intendo dire che, laddove non si osservano i principi morali nel formulare i giudizi di valore, ci si arrangia per dare l’impressione di farlo.
Come non vediamo le malattie quando passeggiamo per la strada così non consideriamo quanta immoralità ci può essere dietro la facciata che l’umanità ci mostra.
Si impiegherebbe molto tempo a diventare misantropi se ci si limitasse ad osservare gli altri. Solamente la constatazione delle proprie debolezze induce l’uomo a lamentarsi del genere umano e a disprezzarlo. L’ umanità da cui egli si allontana è quella che ha scoperto in se stesso.
Il male si nasconde così bene, il segreto è così universalmente custodito che ognuno di noi si lascia ingannare da tutti: per quanto severi possiamo essere nel giudicare gli altri, li crediamo, in fondo, migliori di noi. Su questa bella illusione si fonda una buona parte della vita sociale”.
Henri Bergson, Les deux sources de la morale et de la religion, Paris, 1932
HENRI BERGSON
(1859 – 1951)
Nasce da famiglia di tradizione ebraica, compie i suoi studi a Parigi, è insignito del premio Nobel nel 1927.
Bergson ritiene che l’intelligenza pratica, cosí come si è formata nel corso dell’evoluzione attraverso l’esperienza, è uno strumento adatto per l’indagine scientifica, ma non può spiegare i problemi dell’uomo, essendo troppo limitante.
L’intuizione, al contrario, riesce a cogliere ciò che per la ragione è inafferrabile; ad esempio il tempo, inteso come durata interiore. (Saggio sui dati immediati della coscienza – 1889)
Il filosofo si oppone alla teoria dei fisiologi in campo psicologico (Materia e memoria – 1896) e presenta la sua Metafisica nell’opera “L’evoluzione creatrice” (1907).
Bergson è attratto dalla metafisica cristiana, di cui condivide la visione, ma non si “converte” formalmente per non allontanarsi da chi, in quei tempi, sta subendo gli effetti della persecuzione antisemita.

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