(ANSA) – ROMA, 30 AGO – ”Un caso che non mi sorprende, visto che ve ne sono tanti del genere, qui in Italia, che hanno come vittime proprio le donne immigrate dal Maghreb. Che finiscono per stare peggio qui che non nel loro paese d’origine”. Questo il commento di Souad Sbai, presidente delle donne marocchine in Italia e componente della Consulta per l’Islam, sul caso della giovane tunisina segregata dal padre a Palermo perche’ troppo ‘libera’. ”Il caso delle donne marocchine non e’ molto diverso da quello delle tunisine – precisa la giornalista maghrebina – anche se forse sono queste ultime a stare un po’ meglio. Nel loro paese il diritto di famiglia e’ infatti cambiato prima che
in Marocco. Ma le donne immigrate in Italia si trovano in una condizione peggiore che nel loro paese perche’ da una parte rimangono bloccate nella loro condizione, perche’ non hanno opportunita’ di migliorare, dall’altra i mariti e i componenti maschi della famiglia diventano ancora piu’ aspri nei loro confronti”. Come se ci fosse un arroccamento ”sulla propria identita’ d’origine”, ma nel senso piu’ retrogrado e improntato ad un tradizionalismo radicale – spiega -, proprio come reazione al contatto con la societa’ occidentale. E in questa luce legge anche il caso di Hina, la giovane pachistana sgozzata dal padre nel bresciano. ”Ma in Tunisia e Marocco le immigrate vittime di violenze di questo tipo sarebbero piu’ tutelate – osserva Souad Sbai – perche’ possono contare su una rete parentale che qui non hanno. E per le donne marocchine va ancora peggio – precisa -, visto che il tasso di analfabetismo tra le immigrate e’ piu’ alto, l’86%, rispetto alle immigrate tunisine”.
Commento di Wanda Montanelli
MONTANELLI (IDV), CASO TUNISINA SEGREGATA PUNTA DI ICEBERG
‘PREVARICAZIONI FRUTTO DI IMPUNITA’ E PREVARICAZIONE DELL’UOMO SULLA DONNA’
Roma, 31 ago. (Adnkronos) – ”Il caso della donna tunisina segregata in casa a Palermo e’ emblematico ed e’ la punta di un iceberg che bisogna indagare”. E’ il commento di Wanda Montanelli, responsabile nazionale del dipartimento pari opportunita’ dell’Italia dei valori alla notizia della giovane ragazza tenuta segregata dal padre. ”Non e’ ammissibile che in Italia le donne straniere possano vivere peggio che nei loro Paesi, a causa di un arroccamento sulla propria identita’ d’origine inteso come reazione al contatto con la societa’ occidentale -afferma la Montanelli- Occorre intervenire sulle cause che determinano questo processo di rigetto”. Per l’esponente del partito di Antonio Di Pietro, ”non si puo’ accettare l’indifferenza nei confronti delle donne maltrattate in nomedi una prevaricazione che troppo spesso e’ ritenuta, a torto, congenita a realta’ culturali diverse da quella occidentale, ma che soprattutto e’ figlia dell’impunita’, originata dalla sensazione che nel nostro Paese a chi e’ straniero sia concesso di vivere in compartimenti stagni, circoscritti e determinati da presunti diritti culturali che, invece, altro non sono che mera prevaricazione dell’uomo verso la donna. E’ ora -esorta la Montanelli- che a questo frequente quanto insopportabile atteggiamento di disinteresse verso lecomunita’ straniere si risponda con un fattivo interesse”.
MONTANELLI (IDV), BASTA COMPARTIMENTI STAGNI, FAVORIRE CONOSCENZA CULTURE
[AMD] Roma, 31 ago – “Il caso della donna tunisina segregata in casa è emblematico ed è la punta di un iceberg che bisogna indagare”. E’ il commento di Wanda Montanelli, responsabile nazionale del Dipartimento Pari Opportunità dell’Italia dei Valori al fatto di cronaca di Palermo della giovane ragazza tenuta segregata dal padre.“Non è ammissibile che in Italia – prosegue l’esponente IDV- le donne straniere possano vivere, come ha notato la giornalista Souad Sbai, componente della Consulta per l’Islam, ‘peggio che nei loro paesi’ a causa di un arroccamento ‘sulla propria identità d’origine’ inteso ‘come reazione al contatto con la società occidentale’. Occorre intervenire sulle cause che determinano questo processo di rigetto. Non si può accettare l’indifferenza nei confronti delle donne maltrattate in nome di una prevaricazione che troppo spesso è ritenuta, a torto, congenita a realtà culturali diverse da quella occidentale, ma che soprattutto è figlia dell’impunità. Originata, cioè, dalla sensazione che nel nostro Paese a chi è straniero sia concesso di vivere in ‘compartimenti stagni’, circoscritti e determinati da presunti ‘diritti culturali’ che invece altro non sono che mera prevaricazione dell’uomo verso la donna. E’ ora che a questo frequente quanto insopportabile atteggiamento di disinteresse verso le comunità straniere si risponda con un fattivo interesse. Come si può accettare come normale il fatto che dopo dieci anni di permanenza in Italia una donna come la madre di Hina, la giovane pachistana sgozzata dal padre nel bresciano, non sappia ancora parlare italiano? E’ solo favorendo le iniziative culturali congiunte, i punti di incontro, la reciproca conoscenza culturale – conclude Montanelli – che si può eliminare questo tipo di prepotente ignoranza. La vera integrazione è conoscenza, è ora di portare a esasperazione questo concetto”.

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