“Preferisco avere cento franchi al mese e la libertà di fare quello che voglio, anziché duecento senza questa libertà”

campagna senza tempo e città moderna

Che cosa rende la mostra su Vincent Van Gogh attualmente visitabile al Complesso del Vittoriano fino al 6 febbraio 2011 (prorogata al 28 febbraio) un evento del tutto eccezionale nella capitale? Due caratteristiche. La prima è che riporta a Roma le opere del grande Maestro dopo un’assenza di ventidue anni; la seconda è che ripercorre l’intero percorso artistico l’olandese rosso dagli esordi alla morte.

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 VAN GOGH: PITTURA COME VITA

L’esposizione s’ispira in particolar modo a due aspetti fondamentali della vita e della produzione artistica di Van Gogh: l’amore per la campagna e l’attaccamento alla città.
La campagna per Van Gogh è prima di tutto la sua terra, la terra d’Olanda, (1881-1885) rappresentata nel lavoro dei campi di cui sono protagonisti i contadini con il loro lavoro duro e onesto. Questa rappresentazione della vita rurale è idealizzata e resta comunque un valore senza tempo. Il Maestro di Van Gogh è Millet nelle immagini di tessitori intenti al telaio, seminatori o seminatrici, figure calate nel lavoro dei campi e nel ritmo regolare delle stagioni. Il pittore olandese imparò a dipingere il paesaggio della sua terra con i giovani membri della scuola dell’Aia ma arrivò ad esplorare gli ambienti proletari della città.
Poi c’è la campagna francese. Quando si trasferì a Parigi nel 1886 (fino al 1888), Vincent vi scoprì le opere degli Impressionisti e dei colleghi più giovani che avevano trovato un modo sorprendentemente moderno di ritrarre la campagna, utilizzando una nuova pennellata e nuovi colori. Alla campagna francese, sopratutto al passaggio dalla campagna alla città alla periferia, Van Gogh accompagnò lo studio di scene della vita moderna della capitale francese.
Infine, anche negli ultimi periodi della sua vita trascorsi nel sud della Francia, (Arles, 1888-1889; Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise, 1889-1890) continuò a ritrarre la campagna come luogo immutabile e celebrò l’intima felicità della vita rurale dipingendo case col tetto di paglia senza tralasciare motivi cittadini.
Anche ai ritratti e allo studio della figura, Van Goh applica gli stessi principi. L’artista sostituisce la raffigurazione del contadino “ideale”, rozzo, la fronte bassa e le labbra grosse, con il ritratto “moderno”. Un esempio di evocazione contemporaneamente di città e campagna è la reinterpretazione de “Le età dell’uomo” di Daumier:

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 VAN GOGH: PITTURA COME VITA

Van Gogh ha aggiunto uno sfondo di alberi in fiore su un lato e una fabbrica dalle ciminiere fumanti dall’altro.

Fausta Genziana Le Piane

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