PANGEA: DENUNCIA NON BASTA

(ANSA) – ROMA, 24 nov – Contro la violenza sulle donne, la denuncia non basta. Lo sostiene la Fondazione Pangea Onlus (impegnata in numerosi interventi di sviluppo a favore delle donne nei paesi in via di sviluppo che sottolinea, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra domani 25 novembre, che la ”denuncia si deve poi trasformare in azione concreta, in progetti di sviluppo che diano alle donne la possibilita’ di una reale riscatto sociale ed economico per se stesse e i loro figli”. Pangea ricorda che la Giornata e’ stata indetta dall’Onu per ricordare delle tre sorelle Mirabal, deportate, violentate ed uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Domenicana per aver voluto visitare dei prigionieri politici. ”Le sorelle Mirabel – spiega il presidente Luca Lo Presti – sono diventate un simbolo per aver scelto di dire basta, lottando contro l’oppressione di una dittatura. L’ascolto, la denuncia, la sensibilizzazione sulle discriminazioni, che subiscono quotidianamente le donne, devono essere il punto di partenza del lavoro” a favore dell’emancipazione delle donne. Lo Presti ha ricordato che la Fondazione e’ presente in vari paesi poveri. Fra questi, l’Afghanistan dove i progetti hanno coinvolto oltre 500 donne e i Centri Donna stanno aiutando le beneficiarie a liberarsi dalla violenza di mariti e parenti maschi; in Nepal, 4 centri, che danno la possibilita’ alle donne di incontrarsi fuori casa e di essere rispettate dal resto del villaggio. ”Con l’apertura dei centri donna – continua il presidente – il marito violento considera con piu’ rispetto queste donne, che lo invitano a parlare in un ufficio. L’uomo avverte l”ufficialita” del posto, e’ molto piu’ disposto a mutare comportamento, gli abitanti del villaggio non deridono piu’ le donne. Questi – ha concluso – sonno esempi concreti che dimostrano come sia necessaria una presa di coscienza collettiva che porti alla denuncia cosi’ da contribuire a porre fine alle violenze che le donne subiscono”.

ONU: PRESENTATO QUESTA MATTINA RAPPORTO SU VIOLENZA DONNE
Più della metà ha subito violenza dall’età di 15 anni

Roma, 24 nov. (Apcom) -Parte dall’ONU, una forte denuncia contro il rischio di violenze fisiche e sessuali perpetrate sulle donne in gran parte dei paesi del mondo.
Questa mattina verrà infatti presentato presso l’ONU, un rapporto, Policy Forum, commissionato dallo stesso organismo internazionale e realizzato da Claudia Garcia-Moreno (World Health Organization, Ginevra) con la collaborazione di altre ricercatrici del PATH, Washington e del London School of Hygiene and Tropical Medicine, Londra. Nello studio vengono, anche considerate le differenze più significative esistenti tra paese e paese e all’interno di uno stesso paese.
La ricerca della Moreno considera dati rilevati sulle violenze domestiche, considerando un ampio ambito geografico che comprende almeno dieci nazioni. In 13, su 15 siti studiati, risulta che tra il 35 e il 76% delle donne hanno subito violenze sessuali o sono state percosse dall’età di 15 anni, mentre, più della metà delle donne che sono state violentate hanno dichiarato che non hanno mai sporto denuncia o chiesto aiuto a servizi pubblici.
In metà dei siti esaminati nella ricerca, la maggioranza delle donne intervistate ha dichiarato di essere d’accordo sul fatto che, in certe circostanze, un uomo possa percuotere la moglie.
Secondo il rapporto questa violenza diffusa ha un impatto economico diretto, oltre ai costi umani in termini emotivi.

STUDIO OMS: VIOLENZA FRA PARETI DOMESTICHE MALE OSCURO E COMUNE

(ASCA) – Roma, 24 nov – La violenza fra le pareti domestiche e’ la piu’ comune forma di violenza subita dalle donne, piu’ ancora dello stupro. Lo rivela uno studio – il primo nel suo genere – condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ che segnala di un enorme tributo pagato quotidianamente dalle donne in termini di salute a causa delle violenze fisiche e psicologiche subite da mariti e partners. Violenze che, nella maggior parte dei casi, rimangono nascoste. ”Questo studio indica che le donne corrono piu’ rischi fra le pareti domestiche che per la strada”, ha detto Lee Jong-wook, Direttore Generale dell’OMS, presentando l’indagine, oggi a Ginevra, ”e dimostra che questa problematica va affrontata come serio problema di salute pubblica”. Lo studio e’ basato sulle interviste a piu’ di 24.000 donne, dalle aree urbane a quelle rurali, di 10 paesi: Bangladesh, Brasile, Etiopia, Giappone, Namibia, Peru’, Samoa, Serbia e Montenegro, Tailandia e Repubblica unita di Tanzania. E rivela che circa la meta’ delle donne che hanno subito violenza dai mariti e dai partners hanno riportato ferite fisiche sul momento, ma soprattutto risentono dell’evento a livello psicologico e fisico per il resto della loro vita. Non di rado manifestano volonta’ suicide e soffrono di problemi psichici e mentali anche dopo anni dalla violenza subita. Inoltre, come hanno rilevato alcuni dei curatori dello studio la violenza domestica incide sulla salute riproduttiva della donna e puo’ contribuire al rischio di infezioni sessualmente trasmesse, compreso il virus HIV: molte donne denunciano infatti che i partners violenti hanno rapporti sessuali anche all’esterno e rifiutano di usare il preservativo. Non solo, una percentuale fra il 4 e il 12 per cento delle intervistate ha rivelato di essere stata picchiata anche durante la gravidanza: molte hanno perso il bambino. Secondo l’OMS ”la sfida piu’ grande e’ che l’abuso rimane nascosto. Almeno il 20% delle donne che hanno denunciato la violenza fisica nel corso dello studio, non ne avevano mai parlato prima dell’intervista”.

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